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Ryan

RYAN


Mi chiamo Ryan e vengo dagli Stati Uniti. Sono contento di poter testimoniare la mia vita risorta. Sono cresciuto in una piccola famiglia che non mi ha fatto mancare nulla. A scuola andavo bene, facevo sport e avevo amici. Andavo in chiesa con mia madre e mia sorella, e frequentavo anche il catechismo, però non capivo il senso della fede, non vivendo la vita cristiana in casa. Così ho lasciato cadere quella poca fede perdendomi nelle avventure dell’adolescenza. I miei erano sempre amorevoli con me, cercando di farmi felice in ogni modo. Tutto questo, però, non mi bastava ed ho iniziato a giudicare il loro modo di vivere. Tutto questo mi ha portato ad avere sfiducia nei loro confronti e, senza accorgermene, ho iniziato ad essere sempre più insicuro di me stesso. A questo punto ho cercato questa sicurezza fuori dalla famiglia. Incominciando ad uscire con i ragazzi più grandi, vivendo le prime esperienze con l’alcool e le droghe, mi sembrava di aver trovato quella sicurezza e quell’identità che sentivo di aver perso nella mia famiglia. Sono andato all’università, ma a causa delle mie scelte sbagliate si è dimostrato un fallimento. Questo mi ha fatto nascere la voglia di riscattarmi attraverso il lavoro, ma purtroppo stavo precipitando sempre di più nel mondo della droga. A questo punto la mia vita era diventata invivibile: perdevo un lavoro dopo l’altro, avevo problemi con la giustizia e ferivo sempre più profondamente chi aveva ancora il coraggio di stare vicino a me. Con mia madre avevo un rapporto di menzogna e di disperazione e con mio padre avevo sviluppato un rapporto più “di piazza” che da padre a figlio. Eravamo come “complici” in una vita sbagliata. Dopo tanti fallimenti tutto mi stava crollando addosso: lì ho iniziato ad essere consapevole che dovevo cambiare. È così iniziato per me un periodo di grande disperazione perché, anche se avevo voglia di cambiare, non ci riuscivo. Odiavo la persona che ero diventato. Con la morte di mio padre per overdose, ho avuto modo di capire tutta la disperazione della mia famiglia e la loro paura che anch’io facessi la sua stessa fine. A questo punto mi hanno proposto la Comunità e ho subito accettato. Non sapevo se una comunità cattolica fosse stata in grado di aiutarmi, ma io avevo voglia di cambiare. Non volevo più far soffrire ulteriormente i miei. Sono entrato profondamente triste, ferito, arrabbiato ma allo stesso tempo con tanta voglia di cambiare. I primi mesi sono stati duri, dovendo affrontare le mie emozioni e lottando contro la persona che ero. La mia coscienza ha cominciato poco a poco a risvegliarsi, così ho potuto vedere come Dio è entrato in me attraverso i tanti gesti di amicizia, di fiducia e poi con la preghiera. L’accogliere con fiducia quello che mi propone la Comunità ogni giorno mi ha reso quella persona che ho sempre voluto essere. Questa consapevolezza mi dà la forza di affrontare quello che la vita comunitaria mi mette davanti. Sono contento del mio rapporto con Gesù perché sento che in Lui ho trovato un amico che mi ama così come sono, con le mie povertà, e che mi aiuta a cambiarle. Questo mi dà la voglia di donare questa stessa amicizia alle persone attorno a me. Ringrazio la Comunità per questa opportunità di ritrovare la mia vita. Oggi ho tanta voglia di scoprire quello che Dio ha scelto per la mia vita.

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