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Elena

 

ELENA

 

Ho conosciuto la Comunità al Festival dei Giovani a Medjugorje nel 1998 dove Madre Elvira ripeteva con forza: «Dio c’è e io l’ho incontrato!». Mi ricordo ancora la sua voce e la fermezza con cui ci parlava. Mi chiamo Elena e sono passati tanti anni da quell’incontro; mi rendo conto che la verità che sentivo nelle sue parole mi ha dato la spinta di cercare quel Dio che lei aveva incontrato. Sono nata in una famiglia in cui Dio era presente; mi ricordo, infatti, come era bello per me andare a Messa tutti insieme alla domenica. Ho frequentato le scuole elementari presso un Istituto Religioso gestito da suore e quindi ero abituata a pregare e a passare un po’ di tempo con Gesù. Un momento doloroso è stato quando è morto mio papà, un momento in cui ho messo in discussione l’amore di Dio attribuendo a Lui la sua morte. Più volevo convincermi di questo e schiacciare la verità, più mi tornavano in mente le parole di Madre Elvira: «Dio c’è e io l’ho incontrato!». Così, bisognosa di credere a un Dio buono, continuavo ad andare a Messa alla domenica, ma il resto della settimana lo vivevo presa dai miei egoismi e dai miei “bisogni”, senza preoccuparmi troppo degli insegnamenti di Gesù, lasciando perdere la coerenza del bene attimo per attimo. Nel frattempo, mi è nato un nipotino, che curavo mentre studiavo, e con lui ho capito che in tutta la mia vita non avevo mai amato veramente, non sapevo cosa fosse l’amore gratuito che pensa al bene dell’altro, anche se anch’io ero quasi arrivata al matrimonio. Ho fatto un’esperienza di servizio agli anziani chiedendo a Dio: «Se ci sei davvero, fa’ che io ti possa incontrare nei malati che incontrerò!». Sono stata esaudita, finalmente l’avevo incontrato! Dopo questo incontro non potevo più essere la persona di prima! Avevo la certezza che Dio esiste e non potevo più permettermi di essere la Elena tiepida di prima: adesso dovevo fare qualcosa. Ho iniziato una ricerca profonda della verità, ma è arrivata anche una profonda ribellione perché non era facile cambiare la mia vita in modo radicale ed essere coerente con quello che Gesù mi insegnava nel Vangelo e con il suo stesso modo di amare. Ho incontrato un sacerdote, amico della Comunità, che mi ha proposto di vivere un periodo di esperienza e così sono entrata. Il primo periodo non è stato facile perché dovevo ritrovare l’equilibrio in me stessa, ma fin da subito ho sentito tanta grazia di Dio che mi ha sostenuta e mi ha guidata, grazie anche all’aiuto di tante persone che mi hanno voluto bene. Col tempo ho ricevuto tanta fiducia nelle responsabilità e sono cresciuta nella fiducia in me stessa e nelle mie capacità, superando le mie profonde paure e insicurezze. Nell’ultimo periodo sto scoprendo sempre più la maternità e mi sono accorta che è una qualità del mio essere donna che schiacciavo fin da piccola. Amare in modo gratuito è una cosa che mi scomoda tanto, ma quando riesco a fare le cose con amore, mi ritrovo poi molto più felice e soddisfatta. Voglio ringraziare la Comunità perché mi ha accolta e amata come figlia, aiutandomi ad indirizzare nel servizio quella mia sensibilità, che prima schiacciavo per non soffrire. Oggi vedo che è un dono grande che mi aiuta a vedere i bisogni degli altri e a tendere la mano. Ringrazio la Comunità perché mi ha aiutata a capire che tutti hanno bisogno di amare e di essere amati e che, se non si risponde a questo bisogno primario che ognuno di noi porta dentro, ci si spegne piano piano e non si riesce più a vivere, come era successo a me. “Troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11, 29): voglio soprattutto ringraziare Gesù perché è stato fedele, mi ha aspettato e mi ha indicato un posto, pieno della Sua presenza, in cui finalmente ho trovato ristoro.

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