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Serena

 

SERENA

 

Sono Serena e voglio condividere con voi le meraviglie che Dio ha operato nella mia vita. Sono l’ultima di quattro figli. Alla mia nascita, mia mamma ha avuto un forte esaurimento nervoso dal quale nonne è mai più uscita del tutto, così il rapporto con lei è sempre stato difficile. Sono comunque cresciuta più con lei perché mio padre era spesso fuori casa per motivi di lavoro, e tutta questa situazione mi ha portato ad essere una giovane insicura e con tante paure. Fino all’età di diciotto anni, pur sentendomi diversa dagli altri e consapevole della mia situazione familiare, tutto mi andava bene: avevo tanti amici, giocavo a basket a livello agonistico con buoni risultati, a scuola avevo sempre bei voti. Nel momento in cui tutto pareva andare al meglio e nel quale cominciavo a essere consapevole dei miei doni e delle mie capacità, riconosciute ed apprezzate dagli altri, da un giorno all’altro ho avuto come un “crollo”. Ho iniziato ad avere mille paure e la mia mente era invasa tutto il giorno da pensieri ossessivi che mi paralizzavano e mi impedivano di fare qualsiasi cosa, anche la più semplice. Per questo motivo non volevo più vivere e non volevo più stare con gli altri, perché avevo paura di essere rifiutata. Ho lasciato il basket, che era la mia più grande passione, e volevo persino ritirarmi da scuola, ma la misericordia di Dio ha fatto sì che incontrassi delle persone di fede che credevano in me e che mi hanno sostenuta ed incoraggiata ad andare avanti e a non mollare. In questo periodo mi sono aggrappata molto alla preghiera che mi dava tanta forza. Dio mi ha fatto incontrare un’amica dalla quale mi sono sentita accolta per quello che ero e per la prima volta mi sono sentita amata: mi sembrava impossibile che qualcuno potesse volermi bene nelle condizioni in cui ero. Su consiglio del mio padre spirituale di allora ho cominciato ad andare da una psicologa che mi ha aiutato a conoscere un po’ di più me stessa e a capire cosa mi stava succedendo. Ho sempre pensato che Dio mi avrebbe guarito con la “bacchetta magica” e così passavo da unopsicologo all’altro sperando di trovare quello “bravo” che avesse la soluzione in tasca, ma così non è stato. Nel frattempo, grazie alla luce che la preghiera mi dava nellaquotidianità, ho capito che dovevo fare anch’io dei passi concreti verso Dio per voler guarire. Così, sostenuta ed incoraggiata da questa mia amica, ho voluto credere in me stessa iscrivendomi all’Università di Scienze Infermieristiche, dove ho sentito forte la presenza di Dio che mi accompagnava in ogni mio passo. Mi sono quindi trasferita in un paesino lontano da casa e ho iniziato a lavorare come infermiera in una casa di riposo. Il lavoro mi piaceva tanto ed anche con i colleghi si era creato un bel rapporto, ma l’insicurezza e l’ansia che avevo dentro non mi permettevano di vivere bene fino in fondo. Sentivo che la mia vita aveva bisogno di una svolta radicale, di una guarigione profonda. Avvertivo un profondo senso di solitudine pur essendo circondatada persone che mi volevano bene. Con alcuni colleghi di lavoro andavamo ogni anno in pellegrinaggio a Medjugorje e passavamo sempre anche al “Campo della Vita” ad ascoltare le testimonianze dei ragazzi del Cenacolo. Mi colpivano sempre le loro testimonianze, il loro sorriso e la voglia di vivere che trasmettevano. Provavo come un sentimento di invidia nei loro confronti e dicevo a Dio: «Perché per loro hai pensato ad una Comunità e per me non c’è niente?». Chiedevo a Dio con il cuore di provvedere anche per me, e così è stato perché durante l’ultimo pellegrinaggio la Provvidenza mi ha fatto incontrare un exdella Comunità che mi ha proposto di scrivere a Madre Elvira, chiedendole di poter vivere un’esperienza. Nello stesso istante in cui me lo proponeva sentivo nelcuore che Dio stava pensando anche alla mia vita. Dopo poco più di due mesi di esperienza di vita comunitaria, ho deciso di licenziarmi dal lavoro per poter vivere senza vincoli di tempo questo cammino. È stato tanto difficile per me all’inizio per le difficoltà nel fidarmi, ma quello che mi dava la forza per andareavanti era la certezza che Dio mi aveva chiamata qui. Nel cammino comunitario ho scoperto chi sono veramente, ho imparato a riconoscere le mie povertà, a dare un nome a quello che vivo e pian piano sto riscoprendo anche i miei doni. Sento che Dio sta guidando il mio cammino, passo dopo passo, e ho fiducia nel futuro. Anche se a volte le mie paure sembrano prendere ancora il sopravvento, so che Lui non mi abbandonerà mai e mi aiuterà a vincerle per essere sempre più una donna libera. La Comunità mi sta insegnando a non piangermi addosso, a non ripiegarmi su me stessa ma a donarmi a chi mi è vicino, senza aspettare di essere perfetta. Ho scoperto che quando sono triste la colpa non è degli altri ma è dentro di me, e oggi consegno a Gesù quello che io non riesco a cambiare per poterlo accogliere serenamente. Grazie al ritmo di lavoro e preghiera “non-stop” della Comunità, unito alla grazia e alla bontà di Dio, sono molto più libera dai pensieri ossessivi che assillavano la mia mente tutto il giorno. Il Signore sta continuando a guarirmi sempre più profondamente e mi sta donando molto di più di quello che desideravo. Sento nel cuore tanta gratitudine verso la ragazza che mi ha fatto da “angelo custode” per l’amore e la pazienza che ha avuto con me all’inizio, quando ero persa e confusa. Ringrazio tutte le personeche mi sono state vicino,a volte anche con una “sana” fermezza che mi ha fatto capire che la mia vita era importante per Dio e per loro. Ringrazio Madre Elvira per il suo amore alla verità, per il suo esempio di donna libera e per la sua tenerezza materna. Da lei ho ricevuto sempre una forte spinta a rimanere nei momenti in cui mi veniva da mollare tutto. Infine dico grazie ai nostri sacerdoti perché ogni giorno si donano con gioia a tutti noi. Oggi sono felice di vivere e di camminare con il Signore in questa famiglia del Cenacolo.

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