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Barbara

 

BARBARA

 

Ciao, sono Barbara, vengo da Parma, ho 43 anni e da 6 vivo in Comunità, dove ho imparato a pregare, e ringrazio ogni giorno perché attraverso la preghiera oggi sono una persona nuova, che affronta le piccole e grandi lotte con gli occhi della fede senza più perdere la speranza e con la pace nel cuore. Sono cresciuta insieme alle mie tre sorelle, insieme a mio padre e ai miei nonni, perché i miei genitori si sono separati quando avevo tre anni. Ho sofferto tanto per l'assenza di mia madre ma non avevo nessuno con cui parlare perché nella mia famiglia non esisteva il dialogo, quindi tenere tutto dentro per me era diventata la normalità. La mia era una famiglia anticristiana, piena di pregiudizi verso chi pregava, però lo stesso abbiamo ricevuto il dono del battesimo (anche se celebrato senza la fede); i miei nonni hanno cercato di trasmetterci dei valori fondamentali, che negli anni della ribellione mettevo da parte ma che oggi sento profondamente: l'educazione, l'importanza del lavoro e la volontà. Mio padre era un “padre padrone”, attaccato al denaro e al facile divertimento, che beveva e diventava violento. Sono cresciuta con tanta paura, sentendomi sempre più schiacciata e sempre più sola. Per mio padre nutrivo un sentimento di odio e amore, perché, nonostante le ferite che mi procurava la sua personalità, il mio bisogno di amore era più grande, e così fingendomi per quella che non ero, ho incominciato a mettere le maschere della "dura" e del “maschiaccio”, convinta che, essendo come lui, mi avrebbe accettata ed amata; mio padre diventava sempre di più un esempio "forte" da seguire, mentre cresceva il risentimento verso mia madre: dovevo dare un volto alla mia rabbia che sentivo dentro ed è stato più facile incolpare e "scaricarla" su di lei che vedevo "debole e sottomessa", mentre oggi riconosco che c'è stata tanta umiltà e forza. A 9 anni ho cominciato con le sigarette, per poi buttarmi, alcuni anni dopo, negli spinelli e nei mix di super alcolici e psicofarmaci. Ricordo che a differenza dei miei amici che ne facevano un uso più leggero io non riuscivo a darmi un limite: mi stordivo completamente per non sentire quella sofferenza che portavo dentro, illudendomi di stare bene. La mia rabbia cresceva sempre di più e in casa non riuscivo più a controllarmi; diventavo sempre più violenta con loro e con tutti quelli che incontravo. Nelle compagnie che frequentavo essere il più forte significava essere rispettati e, visto che ero ferita in quello e per me avere il rispetto era un bisogno forte da appagare, ben presto ho guadagnato la "stima" di tutti, facendo tanto male attorno. A 16 anni ho incominciato a scappare da casa, per poi ritornarci a vivere alcune volte non più stabilmente: proclamavo la mia "libertà e indipendenza" e la casa e la famiglia mi stavano strette. Ho incominciato con l'eroina e la cocaina fino ad arrivare in prigione: in quel frangente di vita ho sentito forte il bisogno della mia famiglia vicino, in particolare di mia madre, ma ormai avevo bruciato tutto intorno. E così, appena uscita, non ho avuto la forza di abbassare l'orgoglio, che mi allontanava dalla famiglia, e ho ricominciato con l'eroina insieme al padre di mio figlio, col quale ho convissuto per 5 anni: un rapporto sbagliato, destinato a finire ma nel mio cieco egoismo il Signore aveva già aperto una strada: donare la vita a mio figlio Gabriele, ora ventunenne, è stata la scelta più giusta e importante della mia vita e quella che poi in futuro si sarebbe rivelata essere anche la mia salvezza. Durante la gravidanza e per un anno e mezzo dopo la sua nascita ho vissuto in modo pulito e mi sentivo appagata nel fare la mamma, ma poi le ombre del passato ritornavano e così ho ripreso a bere fino a quando non sono entrata in Comunità. Con mio figlio ho fatto tanti sbagli e poco alla volta sono diventata come mio padre: una madre che beveva, assente e autoritaria. Quando mio figlio aveva 14 anni è successo un episodio molto grave nella nostra vita, che mi ha procurato tanta sofferenza: in quel momento sentivo il peso del fallimento di tutta la mia vita, in modo particolare come madre. Lì ho sentito tanto la vicinanza di mia sorella Milena, convertita da alcuni anni, che cercava di avvicinarmi a Dio, sapendo che sarebbe stata la mia salvezza. Mi ha spinto ad andare a Međugorjie insieme a mio figlio e in quel luogo per la prima volta ho sentito tanta pace dentro di me. In quei giorni è avvenuta una piccola conversione e da quel momento Maria ha cambiato le nostre vite. Mio figlio in quei giorni fece un colloquio con don Stefano e decise, una volta tornati a casa, di entrare in Comunità perché era un ragazzo tanto arrabbiato e ferito. Da qualche anno è uscito, dopo 3 anni in cui ha respirato e vissuto il bene che oggi lo aiuta a condurre una vita pulita. Dopo una settimana dalla sua entrata ricevetti una telefonata nella quale mi venne detto che mio figlio voleva uscire, ma che se fossi entrata anch'io forse questo gli avrebbe dato la forza di rimanere. Non fu facile mollare "tutto", anche perché ero convinta di non averne bisogno. Decisi di entrare ma per tanto tempo ho lottato con la mia rabbia, i miei giudizi e la mia diffidenza… però volevo ricostruire un rapporto con mio figlio. Sento di ringraziare la Comunità e le persone intorno a me che hanno avuto tanta maturità e pazienza. Ricordo che spesso scappavo dal posto di lavoro per rifugiarmi in cappella. Lì il Signore fin dall’inizio mi dava la luce per capire che in Comunità mi sarei salvata. Davanti al Santissimo attingevo forza e poco alla volta la mia rabbia si è trasformata in pace. Ho incominciato a dare un senso alla mia vita e ad abbracciare la mia storia perdonandomi e perdonando. È stato un cammino di guarigioni e cambiamenti profondi e ringrazio Dio per avermi fatto incontrare la Comunità. Oggi la mia scelta di viverci nasce dall'esperienza di vivere nel bene e nella preghiera, con cui posso crescere ogni giorno nell’amore in Dio, verso il prossimo e verso me stessa. Oggi sto bene nel vivere una vita semplice e ricca di valori cristiani che mi portano a non essere più un'egoista, ma a gioire quando nel mio piccolo posso essere un sostegno per l'altro. Oggi la mia gioia nasce nel fare bene le piccole cose quotidiane e non nel ricercarla in quelle grandi come era in passato. Oggi la mia vita è vissuta in pienezza, perché Dio appaga tutti i miei bisogni e, nonostante tutte le mie povertà, mi sento accolta ed amata come figlia.

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