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Testimonianze dei missionari per l'Africa

Glauco
Ringrazio del grande dono che ho e che abbiamo di poter iniziare quest’ opera in questo giorno speciale, sono sicuro che sarà qualcosa di bello. Ringrazio perché ho la possibilità di riconquistare la mia vita. Il dono di fare il bene è la cosa più bella, posso ritornare ad essere un uomo pulito. La mia vita l’ho sporcata troppo e facendo il bene sento che la ripulisco, che il Signore mi ridona una serenità, quell' “essere sempre contento”, perché rispondere sì per sempre ti dà anche la gioia per sempre. Non significa che per forza si deve sempre  ridere, ci sono momenti in cui bisogna  tenere duro, ma poi ritorni a sorridere, ritorna il sorriso e ringrazio la Madonna, la Comunità per questa possibilità. In fondo al cuore ho sempre sentito che cercavo un posto come questo. Sento che insieme possiamo fare delle cose belle con Dio e con Maria; quando siamo andati a vedere la casa Maria era già lì, c’era una sua immagine e questa era già una risposta che il Signore è lì che ci chiama. Sono andato a salutare mia madre e quando, mentre mangiavamo, le ho detto:”Madre, vado in Africa!” lei mi ha risposto: “Ma sei sicuro?”. Pensate, prima della Comunità, non avevo un grande rapporto con la mia famiglia. Sono stato un ragazzo un po’ particolare, ho sempre voluto evadere, però ora ho potuto constatare che il bene unisce, anche se non c’è la vicinanza fisica, unisce nei sentimenti, nel cuore, nei pensieri. Tante volte sento che lei mi è più vicina da quando sono qui in Comunità di quando ero fuori, ho sentito la sua vicinanza e lei ha sentito la mia quando ho cominciato a scegliere di fare il bene. Grazie a tutti e a Madre Madre Elvira per il dono di poter partire: ti vogliamo bene!

Rainer
Sono quattro anni che sto aspettando di andare in missione. Quando ho sentito che andavo in Africa ero un po’ scioccato, non volevo crederci, poi, pensandoci meglio, mi sono detto che è una cosa che in fondo desidero fare da molto tempo.  Ho fatto tanto male a me stesso, alla mia famiglia e soprattutto alle persone che mi volevano bene, sono riuscito a distruggerli, così il motivo per cui voglio andare in missione è di poter fare qualcosa nel bene per recuperare quello che ho fatto nel male. Quando ho informato la mia famiglia di questa scelta, era contraria, soprattutto perché si tratta dell’Africa, per la paura di mia madre che mi possa succedere qualcosa. Ho dovuto lasciarli così sapendo che non sono contenti, però so che dentro di me c’è questa speranza, questa fede che mi dice: “Fa questo con la speranza che anche loro un giorno capiscano che vivo dentro di me quello che il Signore mi ha chiesto in questi anni”. Spero che i miei genitori capiranno questa scelta come risposta a questa chiamata.

 

Fabrizio
Quello che sento nel cuore è di ringraziare la Comunità per questo tempo di attesa, perché sentivo il desiderio della missione da tanto tempo, ma questi anni di attesa mi hanno fatto crescere nel cuore questo sentimento, me lo hanno fatto maturare attraverso una vita semplice che oggi mi permette di partire e magari di riuscire a fare qualcosa di bene. Il primo grazie quindi sento proprio di doverlo dire alla Comunità, per come mi ha educato in questo tempo. Un altro grazie va alla mia famiglia perché se oggi sono qui è merito di ciò che mi hanno insegnato, di quel seme che hanno messo nel mio cuore da piccolo, che nella mia vita ho sporcato, ho rovinato con una vita sbagliata, ma quello che sono lo devo a loro. Il sentimento di voler far del bene nella mia vita lo avevo fin da piccolo, da quando loro me lo hanno insegnato, poi mi sono perso nel mondo, ho preso le mie cattive strade, però, grazie alla Comunità l’ho ritrovato. Vi ringrazio per avermi messo quel seme da piccolo e vi ringrazio anche oggi per condividere le mie scelte nonostante mi rendo conto non siano facili: vedermi in Comunità, sentire che voglio andare in missione, e questo è un grande grazie che dico a loro. Ancora un ringraziamento va ad Irene, la mia fidanzata, perché, per quanto sia difficile la lontananza, condivide le mie scelte di vita. Un grazie lo devo ai ragazzi che hanno passato questi anni con me, perché tramite loro ho ricostruito il legame con la mia famiglia; tramite loro ho potuto costruire un rapporto pulito con la mia fidanzata; tutto quello che ho oggi lo devo a quei ragazzi che han vissuto con me in questi anni, che mi hanno aiutato e mi sono stati vicino.

Martin
A differenza degli altri non ho mai scritto per la missione. Mi ricordo che un po’ di anni fa, quando sono arrivato in Italia, mi chiesero cosa volessi fare nel mio cammino ed io risposi che volevo fare del bene, fare tante cose positive e magari, chissà, anche la missione, un giorno, e mi era stato  risposto così :”Sì, vedrai che la tua missione sarà qui, magari entrerai nel coro e ti donerai in quel modo lì e poi, se quel desiderio è vero, vedrai che un giorno arriverà anche quello”. Da quel giorno non ci ho più pensato, anche perché sono stato molto coinvolto con gli impegni del coro fino ad oggi. Dicevo a tutti che oggi è il primo incontro da quando sono qui in Italia in cui non devo cantare e suonare e mi sentivo a disagio perché mi chiedevo cosa dovessi fare. Un saluto grande lo rivolgo ai compagni del coro che in questi anni sono stati i miei amici; ringrazio tanto la mia fraternità, i “Pastorelli”, dove ho vissuto alcuni anni. Quindi, come dicevo, questa missione è arrivata un po’ inaspettatamente. Un giorno ero andato in carcere per accompagnare i nostri sacerdoti, perché per un po’ di anni ho avuto il dono di poter suonare alle S.Messe e di rapportarmi con i carcerati. Di sicuro anche quella è stata una missione perché anche andare lì tutte le domeniche a volte è pesante, perché la domenica è il giorno più libero, e sentivo lo scomodo o a volte la paura. Come dicevo, tornando dal carcere, il don mi chiede:”Andresti in Africa?” ed io: “Sì, così…”, e lui: "Andresti o no?", ed io: ”Ma me lo stai chiedendo seriamente?", e lui:”Sì, e allora domani vai a fare i vaccini”, e così da un giorno all’altro è cambiata la vita. Come è pazzesco Dio: non guarda le responsabilità, gli impegni che uno ha ma i bisogni. Io sicuramente ho tanto bisogno di fare una cosa così, di crescere, di fare qualcosa che non ho mai fatto nella mia vita e Dio attraverso la Comunità ha visto quel bisogno di fare un altro passo nel bene e di fare quel qualcosa in più: non ha guardato gli impegni ma la vita!

Giorgio
Anche per me è stata un po’ inaspettata questa missione. Sono un missionario acquisito, si può dire? Non ho mai scritto per andare in missione, un po’ per la mia pigrizia, un po’ perché non mi sentivo adeguato, ero insicuro, però padre Stefano qualche volta incontrandomi mi diceva:”Guarda che ti fa bene!”. Poi un giorno, un mese fa - era la festa della Trinità, ricordo bene - padre Stefano mi dice: ”Ci sarebbe da andare in Spagna e poi di seguito in Africa”. Io sono rimasto esterrefatto, ma a dir la verità dentro di me c’era qualcosa che mi spingeva. Padre Stefano un anno prima era andato in Africa e al ritorno ci aveva mostrato delle diapositive; io ero in casa missionaria già da diverso tempo e mi sentivo anche un pesce fuor d’acqua, perché stavo lì e non partivo, vedevo solo partenze e ritorni dei missionari e questo mi faceva sentire a disagio. Guardando queste diapositive mi sentivo incapace, mi dicevo: sono ignorante, non me la sento, e lui ci spiegava che qualcuno doveva andare. Adesso mi trovo ad essere io quel qualcuno. Ringrazio la Comunità per la fiducia che ha riposto in me, poveraccio che sono. Vado con un cuore aperto perché penso che prima di avere la pretesa di aiutare gli altri dovrò aiutare tanto me stesso, e la Comunità mi dà questa possibilità.    

Pier
Anch’ io mi sento solo di ringraziare. Sono già stato in missione, ho vissuto qualche anno in Brasile e quando sono tornato ho avuto un bel dialogo con padre Stefano. Avevo tutt’altre idee in testa, come fare un' esperienza negli Stati Uniti, e poi un giorno, sempre parlando con Padre Stefano, gli ho chiesto dell’Africa e lui mi ha spiegato tante cose; ho condiviso le cose vissute in Brasile e a un certo punto mi è venuto da chiedergli:”Cosa ci farebbe uno come me in Africa?” e lui mi ha risposto così:”Ti farebbe solo bene”. Una cosa che voglio dire è che oggi per la seconda volta ho provato un' emozione molto forte. La prima è stata quando ho ricevuto la benedizione prima della partenza per il Brasile, 5 anni fa: per la prima volta mi sono accettato ed ero contento di essere stato un drogato, perché se non lo fossi stato non sarei venuto qui, non avrei conosciuto Madre Elvira, la Comunità e tutti, e ringrazio la Comunità per come ha trasformato me e la mia famiglia. Grazie per la Comunità e per la mia famiglia.

 

Marc
Ringrazio anch’ io tutti i fratelli con cui ho vissuto, proprio quelli che mi hanno aiutato ad arrivare qui, ad andare in missione. Non me l'aspettavo, ero comunque disponibile ad andare dove la Comunità voleva. L’Africa è una realtà nuova, da costruire e sono contento di  andare. La famiglia non l’ho ancora salutata, i genitori non li ho più, ma lo zio e mio fratello sono sempre stati amici e hanno appoggiato le mie scelte. Nell’ultimo tempo sono arrivati tanti doni: l’anno scorso ho ricevuto il Sacramento del Battesimo durante la Festa della Vita e ora sono sul palco con la croce al collo e non avrei mai pensato di dire, come ora, che sono felice di partire per la missione. Ringrazio te, mamma, e tutti voi.

 

 

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