ItalianoHrvatskiEnglishFrançaisDeutchEspañolPortuguesePo PolskuSlovakia     

 

Omelia - Prima domenica di Quaresima

Eucarestia significa ringraziamento.
È il più grande grazie che sale dalla terra a Dio Padre, perché è la vita di un uomo restituita all’Amore di Dio per amore. Ogni vita, ognuno di noi, è nato per amore.
Dio ci ha creati per fare il mondo più bello. Ogni bambino che nasce fa il mondo più bello, dice al mondo che Dio ama il mondo, ama noi, e continua a generare la vita nonostante tutto il male e la tristezza  che ci sono.
Il grazie più profondo che l’umanità può dare a Dio è restituirgli questo dono immenso che è la vita, per amore, come Lui ce l’ha data per amore. Gesù ha dato tutto per amore, perché la vita fosse piena di Dio, e perché il mondo fosse abitato da Dio. Dio abita il cuore dell’uomo. Lui ha fatto tutto, è presente in tutto, ma dove desidera abitare è nel cuore dell’uomo.
L’odierna Liturgia è particolarmente ricca di spunti; nella prima lettura a un certo punto Eva si trova da sola e il serpente le si fa vicino. Non è bene essere soli.
L’amicizia con Dio e tra di noi è la prima grande benedizione e protezione dal male. Noi siamo una  famiglia; dobbiamo essere amici, perché se siamo amici tra di noi, il male non può niente. Se ci sosteniamo, se c’è la presenza gli uni nella vita degli altri con la preghiera, con l’aiuto, o semplicemente con l’esserci, con il cuore, il male viene scacciato.
Madre Elvira spesso ci ripeteva: “Siate amici, difendetevi l’un l’altro”.
Difendiamoci l’un l’altro con gli occhi aperti, con la passione per la vita altrui. Quando fai fatica, quando cadi, quando ti sembra che il mondo crolli, ricordati che non sei solo. Emerge qui la grande differenza tra l’atteggiamento di Adamo ed Eva e quello di Gesù nel Vangelo.
Eva era sola e Adamo altrettanto, all’apparenza lo è anche Gesù, ma in realtà no.
Un giorno avrebbe detto agli apostoli: “ … mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me” (Gv 16,31). Gesù è stato portato nel deserto dallo Spirito Santo; ha il cuore in Dio, e quando hai il cuore in Dio, non sei mai solo, e hai il cuore in comunione con tutta l’umanità, specialmente con chi ama Dio.
Seconda cosa: col male non si parla, non si scende al suo piano.
Se c’è un’ispirazione dal male, bisogna “tagliare” subito, mai scendere a patti: dal male si esce con la forza di Dio. Il tentatore viene a sporcare la cosa più preziosa che Eva ha: la Promessa di Dio. La illude, la raggira: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Dio aveva detto solo di uno di non mangiarne, l’albero della conoscenza del bene e del male “… perché altrimenti ne morireste”. Pensate al mondo di oggi: “… Devo sperimentare tutto, così almeno conosco e sono libero.”. Non è vero! Il male ti fa male!
Non devi sperimentarlo! Per un piccolo no che Dio ha detto per la protezione della libertà e dignità dell’uomo e della donna, il male entra  a giocare con la menzogna, e dice: “… allora Dio vi ha proibito tutto?”. C’è una falsità enorme in questa frase; in realtà Dio aveva dato tutto: aveva creato e piantato un giardino soltanto e tutto per loro! Eva purtroppo dialoga col serpente e si lascia raggirare.
Anche qui quanto è abissale la differenza con l’atteggiamento di Gesù, che esclama nel Vangelo: “Vàttene, satana!“.  Quando sentiamo l’attacco del male nei pensieri, nelle seduzioni, nelle malizie, anche noi dobbiamo scacciarlo, come Gesù nel deserto, annullandolo con la Parola di Dio: “… è stato detto…”.
Difenditi dal maligno con la Parola di Dio; difendi la tua dignità, i tesori preziosi del tuo cuore, la tua speranza, la tua fiducia in Dio e nella vita!
Terzo punto importante: l’umiltà.
Essere piccoli, poveri, bisognosi di Dio, bisognosi dell’Amore. Satana chiede a Gesù di trasformare le pietre in pane, lo tenta nell’orgoglio: “Se tu sei Dio…”. Ma Gesù dice: “Non di solo pane vive l’uomo”, c’è un’altra fame in noi, che è la fame di Dio e di questa fame Gesù è più segnato che della fame di pane dopo quaranta giorni di digiuno! Quando vede che Gesù si difende con la Scrittura, il tentatore lo attacca usando il suo stesso strumento, la Parola di Dio: “…essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra ... gèttati!”. Cerca di fargli usare la Parola di Dio non come dono, ma come pretesa: sarebbe la perversione dell’amore di Dio. Le promesse di Dio non possono diventare una pretesa, perché sono una speranza, un’attesa. Sempre siamo mendicanti d’amore, figli amati in attesa fiduciosa. Gesù infatti risponde “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”: si fida del Padre!
Il maligno poi attacca Gesù con l’ultima tentazione, quella più perversa: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai” Lo attacca con la promessa di una felicità facile: “…possederai tutto, userai tutto come vuoi tu…”. Gesù dice no: adoro solo Dio!
Quanta gente si prostra davanti ai soldi, agli idoli, alle promesse di successo. Che dono, per noi, inginocchiarci invece davanti all’Eucarestia, davanti a un Dio che, prima che tu lo adori, ha già dato la vita per te! Gesù è sceso, ha preso su di sé la nostra debolezza, la nostra tentabilità, l’ha affrontata senza sconti né privilegi e l’ha vinta nella fede e nell’amore! Che la Quaresima sia per ciascuno di noi il cammino nel deserto verso la Pasqua di Risurrezione che è la vera ed eterna vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte.

Print this pagePrint this page