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Omelia

S.E.R. Mons. Diego Bona
Ieri ci siamo incontrati alla Basilica di San Pietro per ringraziare il Signore della storia del Cenacolo e anche per la tenerezza della Chiesa che ha accolto la Comunità Cenacolo nel suo cuore, e oggi siamo in questa grande Basilica di San Paolo, che custodisce la sua tomba, per imparare dall’Apostolo quello che possiamo fare per Gesù, e sono due cose. La prima è quella che lui spiega così: “Io sono stato afferrato da Cristo”. Noi celebriamo qui la conversione di San Paolo, ma conversione forse non è la parola esatta perché lui non era un malvagio, no, lui ce la metteva tutta ed era convinto di fare la volontà del Signore, ma aveva sbagliato strada. “Sono stato afferrato da Cristo, afferrato, catturato”. Sentite fratelli miei, io penso che tutti quanti siamo qui, o in un modo o in un altro, siamo stati afferrati da Cristo. Ognuno ha la sua storia: c’è qualcuno che era disperato, altri che avevano tutto ma la morte nel cuore, altri che invece cercavano un significato nella vita, i genitori che non capivano più i figli. Quando c’è stato il Giubileo in piazza San Pietro, ho trovato due papà i quali mi hanno detto: “La grazia più grande che abbiamo avuto sono i figli drogati”. Io sono rimasto un po’ sorpreso e li ho guardati, e loro mi hanno detto: “Sì, perché ci hanno
fatto capire che avevamo sbagliato rotta”. Ognuno è stato catturato da Cristo, anche noi, e quando l’Apostolo Paolo è stato afferrato da Cristo ha sentito il bisogno di andarlo a raccontare ovunque. Ecco la seconda cosa da imparare da Paolo: testimoniare! Avete sentito nel Vangelo: “Mi sarete testimoni”. Chi è il testimone? Il testimone è colui che può dire: “Io ho visto, ho sentito, ho sperimentato, ci sono passato, io so cosa vuol dire”. Il Signore ci chiede di essere testimoni di quello che è successo dentro di noi coi nostri fratelli e con le nostre sorelle. Non vuole dire fare la predica, ma raccontare quello che il Signore ha fatto nella nostra vita. [...]
La Chiesa italiana ha scritto un documento nel 2007 in cui dice così: “La via più adatta oggi per comunicare il Vangelo è la parola da persona a persona”. Voi incontrate tanta gente, gente che conoscete e che non conoscete, e quando si parla tra la gente si parla di tutto, ma poi appena si diventa un po’ più amici viene fuori quello che uno ha dentro: i problemi della famiglia, della salute, dei figli, della povertà, dell’angoscia e della paura. Che fare? Io ripeto quello che ha detto Madre Elvira ieri al Pontificio Consiglio; ha detto: “Amare, amare, amare”, tre volte l’ha detto; farci vicini alla gente, farci amici, ascoltare e quando ti dicono quello che hanno tu prima li ascolti e li guardi con simpatia e poi dici loro: “Anche a me è successo qualcosa di simile, ma ho trovato una parola, ho trovato una persona, ho cominciato a pregare, ho sentito la misericordia del Signore…”.  La vostra storia sorprende perché non è una predica, dite quello che è capitato a voi e questo desta speranza, perché uno pensa: “Allora c’è una speranza anche per me!”. Il Signore ha bisogno di voi, direi una parola più grossa ancora: il Signore conta su di voi! Se il Signore ci ha voluto bene e ci ha raccolto, adesso dobbiamo rispondere. Lui ha bisogno di noi: “Mi sarete testimoni”.
Impariamo da San Paolo: lui ha fatto così!
(dall’omelia tenuta nella Basilica di San Paolo)

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