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Storia

Fraternità "Beato Piergiorgio Frassati" - Montecastello (AL) 2009
Quando la Comunità ha mandato un gruppetto di noi a pulire la casa di Alessandria, ci siamo detti: «Che bel dono poter preparare la casa per chi verrà dopo dicendo: anch’io c’ero quel giorno!». Così è iniziata l’avventura alessandrina. Siamo partiti da Saluzzo carichi di attrezzi e viveri, ci siamo subito buttati nel lavoro che al primo impatto era davvero tanto, tanto che ci siamo detti:«Ma quando finiremo?». La casa abbandonata da anni era circondata da alberi, arbusti, tappeti  di rovi e di edera, dagli alberi pendevano lunghe liane intrecciate dappertutto, ma la voglia di rendere la casa pulita era tanta. Mentre una squadra lavorava  fuori dalla casa con macete, rastrelli, roncole, zappe... un’altra era all’interno della casa per i vari impianti di acqua, luce e gas da risistemare dopo anni di disuso. Il morale della squadra era alto e il lavoro si intervallava a momenti di pura allegria. In quei giorni si dormiva nella fraternità “vicina” di Casaleggio facendo avanti e indietro tutti i giorni. Si partiva la mattina presto e si tornava alla sera tardi. Non nego che durante questi viaggi spesso ci chiedevamo chi avrebbe aperto la casa: se noi o altri ragazzi... Così è arrivato il giorno “benedetto”: ci siamo ritrovati nella nostra casa di Envie per la benedizione del gruppo che partiva per la nuova casa. Il cuore batteva forte e quando hanno letto i nostri nomi è stata un’emozione indescrivibile! Siamo ritornati a San Zeno emozionati, qualcuno era “carico”, altri un po’ spaesati ma felici. La casa si presentava fredda, senza riscaldamento e con i tubi dell’acqua ghiacciati. I lavori continuavano a buon ritmo: muri da risistemare, tracce per cavi e tubi, pavimenti da rifare, disboscare intorno alla casa per renderla più vivibile. Si correva molto senza tralasciare la preghiera, vero nutrimento del cuore, indispensabile per affrontare con pace e fiducia ogni difficoltà. Quando ci si trovava a mangiare fuori a mezzogiorno, perché all’interno era impossibile visto che era un cantiere in opera, si facevano tante risate. Il gruppo si stava conoscendo e unendo ogni giorno di più. Qualcuno ogni tanto passava davanti al cancello a “curiosare” chiedendosi chi mai fossero quei giovani venuti in quella casa disabitata per anni e ora tutta in fermento. Finalmente, sistemati gli impianti dell’acqua, è giunta l’ora di poter dormire nella “nuova” casa e celebrare una messa per benedirla. Abbiamo come sempre finito tutto proprio all’ultimo momento; due di noi sono “corsi” a caricare i letti a castello e le borse con i vestiti a Casaleggio e via. I pochi amici invitati per la prima Messa stavano arrivando e noi li accoglievamo ancora vestiti da lavoro... le nostre borse sono arrivate poco prima della Messa e così, sempre di corsa, ci siamo cambiati ed è iniziata la Celebrazione della prima Messa in memoria di Matteo: il figlio della famiglia Seymandi andato in cielo qualche anno fa proprio in questo stesso giorno dell’inaugurazione. Anche Madre Elvira è stata presente a questo momento “storico” per questa casa. Alla fine della giornata i don, un po’ preoccupati dal freddo, ci hanno chiesto che cosa pensavamo di fare perché non c’era ancora il riscaldamento e l’inverno si presentava “tosto”. Abbiamo risposto che saremmo stati lì molto volentieri. Così abbiamo sistemato i letti mentre qualcuno ha messo sul fuoco un brodino per scaldarci. Abbiamo vissuto giorni in cui l’acqua era ghiacciata e la temperatura ben sotto lo zero. Il riscaldamento per le prime settimane non funzionava ancora e nessuno di noi osava pronunciare la classica frase serale dopo una giornata di intenso lavoro: “che bello andiamo a letto!”. Per combattere il freddo ci siamo armati di tre o quattro coperte, tute, calze, a volte anche il cappello! Ma nonostante questi sacrifici, o forse proprio grazie a questi, ci alzavamo la mattina con il morale alto e felici della giornata da vivere. I giorni passavano e dopo due mesi speravamo arrivasse l’acqua calda, e invece no. Poi però è giunto il giorno propizio: ormai erano le 15.00 dell’ultimo dell’anno e non ci credevamo più. Preghiamo assieme il Rosario e poi, come se le nostre preghiere fossero state ascoltate, da lontano vediamo la sagoma del furgone… ed ecco è lui, il tecnico della caldaia. La fraternità scoppia in un boato di applausi, di urla di gioia, di risate di contentezza! Organizziamo la serata e il regalo più bello è proprio l’acqua calda!
La presenza di Maria non ci ha mai abbandonato in questo tempo. La prima mattina ci siamo inginocchiati ai piedi della statua della Madonna con il rosario in mano, una candelina accesa, dei fiori raccolti qua e là: è stato il nostro primo povero ma commovente momento di preghiera comunitaria nella casa. Fin dall’inizio abbiamo sperimentato la mano della Provvidenza: alcuni operai che stavano facendo degli scavi per il comune si sono offerti di aiutarci per un lungo scavo nel cortile.
Un amico ci ha donato un furgoncino a sette posti con il cassone ribaltabile, l’ideale per i nostri primi lavori! Gli amici del vecchio proprietario si facevano vedere spesso raccontandoci le loro avventure con delle belle risate, e conoscendo così la nostra realtà; anche i vicini, dopo gli sguardi “preoccupati” dei primi giorni, sono felici della nostra presenza e ci vogliono bene. È bello poter trasmettere vita, gioia e speranza anche a questo piccolo paesino dove ormai molti sono anziani.
Questa casa per noi è speciale per un altro motivo  che ci riempie di un pizzico d’orgoglio: nostra Madre Elvira ha vissuto molti anni della sua infanzia e giovinezza ad Alessandria, proprio qui vicino a noi, nel piccolo paesino di Valle San Bartolomeo e spesso percorreva in bicicletta questa via dove ora è nata la nostra casa. Quando è venuta la prima volta a vedere questa casa, le sono tornati in mente tantissimi ricordi dell’infanzia e anche per questo ha detto subito “sì” a questa donazione.
Ora la casa sta prendendo forma e anche noi ci stiamo unendo nell’amicizia sincera. Siamo arrivati tutti da esperienze diverse, chi da una casa e chi da un'atra, e ora stiamo dando insieme lo “stile” comunitario a questa fraternità . I sacrifici fatti e quelli che stiamo vivendo sono il cemento della nostra unità. La sofferenza ci ha uniti tanto e anche ha creato in casa quel clima di gioia serena. Stiamo facendo gli ultimi ritocchi alla cappellina, per preparaci al grande momento di poter accogliere Gesù Eucaristia tra noi. Con gioia Madre Elvira ci ha comunicato che il Vescovo della Diocesi è molto felice della nostra presenza e ci ha dato il permesso per la presenza di Gesù tra noi! Già molti amici e sacerdoti ci hanno visitato, la Provvidenza sia spirituale che materiale non manca. Insomma piano piano, dallo scomodo dei primi giorni, con la fiducia e con la preghiera, anche qui sta nascendo qualcosa di bello.
Un grazie grande alla famiglia Seymandi per aver reso il loro dolore un cuore che si è aperto alla vita di tanti altri figli. Grazie alla Comunità per il dono di questa nuova fraternità battezzata con il nome “Beato Piergiorgio Frassati”.
Grazie a te Matteo che già pensavi a noi e perché dalle alte vette del cielo, ti fai nostro angelo custode per vegliare su noi.


                                                                                     (dalla rivista Risurrezione - Marzo 2010)

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