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Storia

Fraternità "San Francesco d'Assisi" - Jaù (Sao Paolo) 2001, Brasile
Non era ancora trascorso molto tempo dall’apertura della prima Missione per bambini del Cenacolo, a Mogi, ed in Brasile anche i giovani bussano alle porte della Comunità. Un gruppo di amici nei pressi di Jaù per alcuni anni prega, attende e si impegna a sensibilizzare la gente del luogo, fino a che una strada si apre, Madre Elvira conferma e...

Eccoci a Dois Córregos, piccolo paesino a venticinque chilometri da Jaù, nell’entroterra dello stato di San Paolo. Arrivando in questa casa si rimane colpiti dal paesaggio, dalla libertà che si respira osservando le interminabili distese di canna da zucchero, le palme piegate dal vento, il cielo quasi sempre limpido e azzurrissimo e durante la notte così pieno di stelle da lasciare meravigliati.
La storia di questa fraternità inizia ben prima del tredici maggio 2001, giorno dell’inaugurazione ufficiale, perché risale al cuore di un gruppo di famiglie e di amici, che colpiti dal carisma di Madre Elvira, da oramai tre anni stavano pregando e offrendo piccoli e grandi sacrifici affinché la Comunità Cenacolo potesse un giorno fiorire anche nella loro terra. Un giorno, durante un “passaggio” di Madre Elvira a Mogi, ricevemmo una telefonata dalla nostra carissima amica Ausirina, che ci invitava a vedere un terreno di venticinque ettari, che il comune locale desiderava donarci per accogliere i giovani tristi e disperati in cerca di pace e di vita vera.
Quando Madre Elvira lo seppe non esitò neppure un attimo ad accettare e le parole che rivolse al gruppo di amici furono: “Ho la certezza che è Maria che ci vuole in questo luogo, poiché sicuramente è Lei stessa che ha suscitato in voi il desiderio di attenderci per tre anni con la preghiera e con il vostro sacrificio. Se riusciamo ad operare nella volontà di Dio, non mancheranno certo i risultati e presto anche qui, su questo terreno coperto di erbacce, voi vedrete dei giovani che sudano, pregano, lottano e combattono per la propria rinascita. Non mancheranno le difficoltà e i momenti difficili, perché comunque è soltanto attraverso la Croce che inizia il cammino di Risurrezione, è soltanto la Croce che ci dà la certezza di essere nel cammino giusto”.
Madre Elvira aveva visto “lungo” e l’inizio, come sempre, fu segnato da tante vicissitudini, ma anche da tanti segni evidenti che Dio era con noi, passo dopo passo, giorno dopo giorno, sempre. Non era trascorso molto tempo dall’apertura della prima casa di Mogi das Cruzes, quindi stavamo affrontando i normalissimi problemi dei primi anni, soprattutto perché si trattava della prima fraternità del Cenacolo che accoglieva bambini di strada, ed ora la Provvidenza ci chiedeva di pensare a questa nuova casa per giovani. I primi tempi si viaggiava molto (le due case distano quattrocento chilometri l’una dall’altra); ogni mese andavamo due o tre volte su e giu per seguire i lavori della casetta che avrebbe poi accolto il primo gruppo di ragazzi, e qui c’è da ammettere che sovente non siamo stati così “professionali” e quindi non sono mancate le “sorprese”. Praticamente abbiamo dovuto rifare un po’ di volte alcuni lavori e per chi visita la casa oggi, sono ancora ben visibili le “stranezze” e i vari... “strafalcioni” fatti. Inoltre, quando la casa era quasi terminata ricevemmo una inattesa e non molto gradita “visita” notturna che ci portò via tutto il materiale elettrico e idraulico necessario al completamento dei lavori! E allora, grazie all’aiuto di alcuni amici e soprattutto al soccorso della Divina Provvidenza ci impegnammo a raccimolare qua e là nel minor tempo possibile quello che serviva.
Insomma... tra gioie e fatiche, verso fine aprile un gruppo di tre di noi ragazzi della Comunità, accompagnati da quattro adolescenti della missione di Mogi, siamo partiti una mattina di buon’ora con un furgone pieno di provvidenza. Il paesaggio quando arriviamo nella nuova casa (Fazenda São Francisco de Assis, cosí si chiamerà la fraternità) si presenta molto bello, tutto attorniato da distese a vista d’occhio di piantagioni di caffè e di canna da zucchero.
Scaricato il furgone ci diamo da fare: la casa è parzialmente finita, ma per l’inaugurazione bisogna fare ancora un po’ di lavori e pulire tutto bene, visto che c’è una gran confusione. Dopo alcuni giorni di lavoro le cose cominciano a prendere forma, e sembra che per il tredici di maggio, giorno di Nostra Signora di Fatima, potremo dare il via ufficiale alla vita della casa. Siamo tutti molto contenti e ansiosi per l’inaugurazione. La notte precedente, come “battesimo” iniziale, un temporalone allaga letteralmente tutto il terreno intorno alla casa; quindi alle quattro del mattino, armati di zappe e pale, provvediamo a fare i vari canaletti per deviare l’acqua e così poter celebrare la Santa Messa, presieduta S.E.R Mons. Joviano de Lima Júnior, Vescovo di São Carlos, con tanti sacerdoti e padre Stefano. Siamo tutti all’aperto, in quanto la Cappella della casa, seppur molto bella, è troppo piccola per ospitare tutta la gente che, con nostra grande sorpresa, è venuta numerosa a prendere parte a questa bellissima festa, in un clima famigliare, tra parenti ed amici.
Passato il giorno dell’inaugurazione, entriamo nel clima lavorativo quotidiano, cominciando a costruire il capannone che sarà poi adibito a falegnameria e officina. Una bella mattina facciamo l’esperienza di quanto soffia il vento fra queste colline: ritroviamo infatti il capannone completamente scoperchiato, con il tetto finito... nel bosco vicino.
In questi anni tra lotte, conquiste e tantissimi miracoli dell’Amore di Dio, la fraternità ha camminato e si è sviluppata. Oggi oltre alle due case, c’è una bella ed accogliente Cappella, un  refettorio con annesso forno per il pane e per le solite pizze del sabato sera. Ci sono poi galline, maiali, mucche e non manca un orto grandissimo con ogni sorta di verdura, di frutta e, udite udite, di caffè! Ne abbiamo cinquemila piante, che da quest’anno abbiamo cominciato a raccogliere e ricavarne anche una discreta fonte di autosostentamento. Ripensando ai primi tempi, in cui tante volte ci siamo ritrovati in sei persone soltanto in casa, ci dà tanta gioia vedere che adesso i giovani che entrano sono sempre più numerosi, che si fidano di noi, che anche loro come noi portano dentro il desiderio di una vita pulita ed onesta. Che bello poter dare speranza a tutti questi giovani e vederli lottare ogni giorno per costruire un futuro migliore.
Oggi siamo più di trenta e la nostra casa ha sempre di più le sue particolarità, perché è calata in una realtà, quella brasiliana, molto diversa dalla nostra europea. La presenza da un lato di molti adolescenti, assieme con alcune persone di età un po’ avanzata e il fatto che la maggior parte dei ragazzi siano in Comunità da poco tempo rende il clima di casa nostra unico ed irripetibile, perché seppur nella fatica a volte di conciliare età e problemi tanto diversi, si scopre poi che l’uno aiuta l’altro, ritrovando in chi è tanto diverso da sé qualcosa che ricorda, guarisce e rappacifica il proprio passato. In fondo ci rendiamo conto che le differenze sono, per grazia di Dio, ricchezza.
È bello vedere alla sera i giovani a tavola riuniti attorno a qualcuno che potrebbe essere loro padre o addirittura loro nonno e che gli racconta qualcosa della propria vita; è un po’ come nelle famiglie di un tempo ed anche la nostra fraternità desidera essere una famiglia, piena di pazienza e di comprensione e con una “vivacità” tutta brasiliana che la rende unica al mondo.

(dalla rivista Risurrezione - Marzo 2007)

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