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Storia

Fraternità "Maria Assunta" Casa di Formazione - Saluzzo 1998 (CN)

Nel mese di ottobre del 1998 si apriva un capitolo nuovo per la Comunità Cenacolo. Nei pressi della valle Bronda, si dava inizio a quella che sarebbe poi  diventata la “Casa di Formazione” per consacrati e consacrate. Suor Elvira, nei mesi precedenti, ci aveva già più volte detto che sentiva nella preghiera che era giunta l’ora di aprire una casa dove i giovani potessero approfondire la loro formazione umana e spirituale, secondo lo stile di vita della Comunità. La fantasia dello Spirito Santo aveva suggerito questa novità radicale, che si aggiungeva al cammino classico di recupero fisico e morale dalla tossicodipendenza, insieme all’altra sorpresa delle case in missione, una realtà che proprio in quegli anni si andava espandendo.
Questa casa è stata anche e soprattutto una risposta alle tante richieste che giungevano soprattutto da ragazze, che in cuor loro sentivano di essere chiamate a donare la loro vita proprio nella realtà della Comunità.
Così il 12 ottobre un primo gruppo di ragazzi, accompagnati da Mario il falegname, si recavano a Villa Brama Farina, il luogo che la Divina Provvidenza aveva scelto per questa nuova avventura. Questo era il nome storico della casa dei marchesi Morozzo Della Rocca. Accanto all’edificio centrale c’era una cascina ancora abitata con stalla ed un ampio porticato. A prima vista la casa sembrava avesse visto tempi migliori, considerando la tanta bellezza del paesaggio che la natura ci mostrava. Ma l’abbandono e l’incuria di moltissimi anni facevano intravedere un’impresa non troppo semplice. E così, armati di pazienza e buona volontà, s’incomincia a disboscare, tagliare e bruciare tutto ciò che il tempo aveva fatto crescere oltremisura, nascondendo la bellezza di un paesaggio da cartolina. Dopo settimane di lavoro, la bellissima villa, imponente e affascinante, riprende un po’ del suo antico splendore, quasi come se stesse aspettando proprio noi, prescelti per riportarla a quella dignità che le spettava. Era splendido, dopo una giornata di lavoro, pregare il Santo Rosario lungo il viale di alberi secolari che salivano la collina sfoggiando i colori caldi dell’autunno dove il rosso si confonde con il giallo, dando vita a sfumature di mille altri colori. Era quasi come camminare in un paesaggio d’altri tempi, dove il Monviso innevato si stagliava maestoso, con la sua mole regale.
Ogni giorno accadeva che insieme con il lavoro di ricostruzione della casa e di ripristino del parco ad essa circostante, si ricostruivano anche le nostre vite. Tante volte nel silenzio del parco che circondava la casa, sembrava di udire quasi un sussurro, una voce che diceva: “Risorgiamo insieme, vi stavo aspettando”. Dentro di noi c’era sempre la voglia di ringraziare Colui che ci stava donando la vista di queste meraviglie e di questo dono inaspettato. Tante volte qualcuno di noi si domandava se veramente si poteva essere felici così, anche senza acqua potabile, senza gas, senza riscaldamento, con l’inverno alle porte, e se fossimo stati veramente noi a scegliere questa casa, o la casa ad aver scelto noi! Lo Spirito Santo opera in maniera del tutto strana e fantastica e se oggi siamo qua, è segno che esiste Qualcuno, meravigliosamente più grande, che ci ha chiamati.
I lavori per riportare la casa agli sfarzi di un tempo erano moltissimi. Per prima cosa, in una settimana, abbiamo allestito la cappella, la cucina, la stanza in cui dormire e le cose necessarie per il periodo più immediato. Poi incominciammo a perlustrare la casa: tantissime stanze, passaggi segreti, scale, sale e cantine, il grande salone del primo piano con i busti di marmo alle pareti, unico locale ancora conservato bene, che richiamava la memoria di feste lussuose di antica nobiltà. C’era anche quella che un tempo era stata la chiesetta dei nobili che vi abitavano, con un piccolo campanile e la campana di bronzo ancora funzionante. I lavori della casa erano tanti e inoltre occorrevano molti permessi, vista la veneranda età della casa, le cui scritte marmoree alle pareti ne dichiaravano l’antichità. Oltre ai lavori interni c’erano anche quelli esterni, con una vigna che stava piangendo l’incuria degli ultimi anni e con il bosco, che aveva tutta l’aria di una giungla. Furono proprio questi che c’impegnarono maggiormente all’inizio, vista la temporanea mancanza dei necessari permessi edili. Inoltre, erano tante le visite da parte di amici della Comunità che si preoccupavano per noi, come innumerevoli erano le visite da parte di tecnici e progettisti che ogni giorno prendevano misure. Persone che, con il tempo, divennero nostri amici e che più volte avemmo il piacere di avere alla nostra tavola a condividere il pranzo con noi. La distanza di un Rosario che ci separava dalla casa Madre, faceva sì che le visite di suor Elvira fossero frequenti e la sua presenza ci stimolava alla sollecitudine sul lavoro, perché questa fraternità avrebbe dovuto accogliere, nel più breve tempo possibile, quei gruppi di ragazzi che si preparavano per la missione, e poi, più tardi, quelli che avessero voluto intraprendere un cammino di consacrazione. Le prime difficoltà si presentarono con il gruppo che si preparava all’apertura della missione in Messico. Fu difficile amalgamare queste due differenti realtà, ma lo Spirito Santo e suor  Elvira fecero sì che ognuna delle due si sentisse importante per il compito che era chiamata a svolgere, aiutandosi gli uni gli altri e costruendo fra loro un’amicizia vera, nata nella preghiera e nella vita fraternamente condivisa.
Inoltre ci furono di molto aiuto per i lavori più pesanti, e alla fine fummo contenti ma dispiaciuti quando, dopo un mese, ci lasciarono per l’apertura della missione.
Due delle gioie più grandi, durante il periodo invernale, furono quando, per la prima volta, riuscimmo a far funzionare una delle due caldaie esistenti, e il regalo da parte di alcuni amici di una stufa a legna! Ora non ci spaventava più nemmeno l’inverno. I lavori procedevano, e il parco e la vigna cominciavano a prendere un aspetto decente, grazie anche al lavoro di tanti ragazzi di altre fraternità, che ogni giorno regolarmente ci venivano a dare una mano. La nostra casa faceva parte della parrocchia di Sant’Agostino; il parroco don Stoppa, amico di vecchia data della Comunità, e il parroco di Pagno don Domenico, si occuparono della parte spirituale. Infine, il regalo più grande con l’arrivo della primavera, fu il dono di avere con noi Gesù Eucaristia. Finalmente eravamo una fraternità come tutte le altre: con le nostre adorazioni, il lavoro che non mancava, l’arrivo di nuovi fratelli che portarono la casa ad un numero di quasi venti persone, e il privilegio di avere anche ragazzi giovani con noi a fare le “giornate” di prova. Con l’arrivo dell’estate s’incominciarono anche i lavori di restauro del forno, rimasto per anni sepolto dalla vegetazione. La vigna e il frutteto carico di albicocchi, cominciavano a dare i primi frutti e così, quando tutto sembrava arrivato ad un quieto vivere, la notizia che per il quindici di agosto dovevano arrivare le ragazze, che avrebbero preso il nostro posto, per la formazione verso la consacrazione, ci mise in subbuglio. Nel giro di meno di un mese, dovevamo preparare la casa per accoglierle. Iniziammo a lavorare ad un ritmo serrato, riuscimmo a sistemare due stanze e a costruire dei nuovi bagni grazie all’aiuto di Nicola, amico fedele e muratore. L’orario di lavoro, qualche volta, si protraeva sino a notte e la sveglia al mattino era presto, per sfruttare le ore di luce. Erano tanti anche i lavori di restauro di porte e finestre, e così, lavorando e pregando, si arrivò al fatidico quindici agosto, stanchi ma felici di poter accogliere le ragazze. Pur consapevoli del nostro trasferimento, eravamo certi, nel nostro piccolo, di aver contribuito a qualcosa d’importante. Oggi, a distanza di sei anni, la casa ha cambiato il suo aspetto, la cascina è libera e ospita i locali dei fratelli consacrati, mentre l’edificio centrale è occupato dalle sorelle; i lavori sono ancora tanti, ma “Villa Maria Assunta” è una piccola scintilla che il Signore ha acceso nella Chiesa, che ogni giorno forma operai per la sua messe. Obbedendo al comando di Gesù che ci dice di andare nel mondo ad annunciare il Vangelo, alcuni di noi sono già partiti e altri partiranno, rimpiazzati prontamente con “nuove forze” che il Signore ci dona e ci donerà. Oggi siamo certi che già quel primo anno era un presagio che questa sarebbe stata uno dei fiori all’occhiello della Comunità Cenacolo.
La casa che allora sem¬¬brava così grande, oggi non lo è più, confrontandola con la grandezza di Colui che in questi anni ha compiuto miracoli.

                                                                                   (dalla rivista Risurrezione - Marzo 2004)

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