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Storia

Fraternità “Gesù Misericordioso” - Saluzzo 2000 (CN)
Giunge l’ora in cui quello che era un vecchio rudere adibito a stalla, vicino alla Casa Madre di Saluzzo, diventa una nuova fraternità per accogliere la vita.
La ristrutturazione di questa cascina diroccata segna anche l’inizio della costruzione di quello che per anni pareva un “sogno”: il “Villaggio della Pace”...

Posta ad un centinaio di metri dalla Casa Madre si trovava una vecchia cascina abbandonata e ormai inabitabile; poi, per una serie di “coincidenze” (di quelle volute dal cielo), la Comunità ne venne in possesso qualche tempo dopo la nascita della Casa Madre. Ma si dovette attendere fino alla fine degli anni ‘90 per poter incominciare la ricostruzione di questa cascina, che è stato il primo passo di quello che sarà il “Villaggio della Pace”.
Grazie alla Provvidenza di Dio e ad alcuni amici, nel maggio 1999  vengono terminati i lavori di demolizione, di scavo, le fondamenta e la cantina! Poi è l’ora dei lavori di carpenteria fino al tetto, per i quali siamo supportati da un’impresa edile, e giunti a quel punto il cantiere è tutto nostro! Che gioia, si parte! In Casa Madre si respira un’aria di festa e di entusiasmo perché è come “ricostruire” una nuova vita demolendo quella vecchia, ripartendo a nuovo dal basso delle fondamenta fino verso l’alto dei tetti! Si forma così il “gruppo della muratura” e si comincia a lavorare con entusiasmo perché c’è tanto da fare. Ci accorgiamo che la casa cresce assieme a noi: non essendoci nessun progetto definito per l’interno, ci troviamo spesso a discutere anche animatamente, per poi rap-pacificarci e ritrovarci a “tracciare” insieme i locali.
Così la casa giorno per giorno prende forma: si lavora fino a tardi, spesso si “getta” il cemento di notte, con i fari, per guadagnare ore al lavoro di giorno.
Insieme al gruppo dei “missionari” che sono in attesa di partire per il Brasile, arriva a lavorare con noi anche chi è “a pezzi”, cioè in difficoltà, e così insieme alla casa risorgiamo anche noi! In quel periodo infatti, lavorando duramente, ci accorgiamo che chi di noi era in crisi nel proprio cammino comunitario ritrova la pace, la gioia e la forza di rimanere ancora, grazie a questi momenti di solidarietà fraterna e di amore concreto. Che dono è il lavoro!
Finalmente ci troviamo a buon punto: i pavimenti e gli intonaci sono terminati. È il 14 novembre e Madre Elvira ci chiama per darci la notizia inaspettata: nove di noi a partire da quella sera avrebbero dormito alla nuova fraternità.
Rimaniamo sorpresi ed entusiasti, anche se fa freddo: la nebbia entra in camera dalle porte della casa... anche perché le porte ancora non ci sono, e allora mettiamo dei pannelli provvisori; il riscaldamento... idem come le porte, ma troviamo una vecchia stufetta elettrica e una lampadina per un po’ di luce provvisoria. Il bagno non si può utilizzare perché la fognatura dev’essere ancora terminata, ma quando la sera tardi ci ritroviamo nella prima camera appena “strappata” al cantiere, ci sentiamo dei piccoli “principi”. Non ci sembra vero, stiamo godendo delle primizie del nostro lavoro e dei nostri sacrifici!
Nei giorni seguenti si prepara la “Cappella”, mentre il pranzo ce lo preparano i fratelli di Casa Madre, dato che la cucina non esiste ancora. Ma dopo qualche giorno in casa risuonano altri rumori, oltre a quelli della betoniera, dei trapani e dei picconi: dalla Cappella si sente la chitarra durante la preghiera del Rosario e le stanze si colorano di sfumature vivaci e giovanili.
La casa oggi è strutturata in questo modo: al piano interrato si trovano un magazzino e un laboratorio dove i ragazzi del “Villaggio”, insieme a quelli della “Casa Madre”, preparano tanti piccoli oggetti artigianali (rosari, icone, croci, tao...) da poter esporre nei nostri banchetti in occasione degli incontri aperti alla gente.
Sempre al piano interrato c’è un piccolo spogliatoio per i ragazzi, dei bagni grandi e spaziosi, la lavanderia-stireria e la stanza dove c'è la lavastoviglie (molto utile oltre che per noi, anche per quando accogliamo gruppi numerosi in occasione di qualche incontro particolare). A fianco di questa stanza c'è poi una piccola dispensa e, in fondo, un enorme salone da adibire a “camerone” per l’accoglienza dei ragazzi durante le feste comunitarie. Al piano terra troviamo la Cappella, l’ufficio della fraternità, il refettorio piccolo e una bella e moderna cucina, al fianco della quale vi è poi il grande refettorio che viene usato sia come locale in cui mangiare in occasione delle grandi feste, sia come grande “Cappella” la domenica per la Santa Messa, che viviamo insieme ai ragazzi della “Casa Madre” e a tutti gli amici che vogliono parteciparvi con noi.
Il piano superiore è diviso in due ali: da una parte abbiamo ricavato due stanze da letto con i rispettivi bagni, in cui dormono i ragazzi della fraternità, dall’altra parte c’è invece un alloggio per una famiglia, che condivide lo stesso cammino di noi ragazzi, cercando di vivere nel concreto di ogni giorno i valori cristiani dell’amicizia vera, della solidarietà, del lavoro vissuto responsabilmente e del dono gratuito di noi stessi agli altri per amore.
All’esterno della casa c'è un piccolo orto curato con molto amore, un grande spazio verde e un panorama che lascia davvero senza fiato: da una parte abbiamo la distesa della pianura cuneese, dall’altra la magnifica vista del Monviso, con la sua cima sempre innevata. L’aria buona e la grande quantità di verde che ci circondano, uniti alla preghiera e al lavoro, aiutano i ragazzi a risorgere e a ritrovare una dimensione più umana della vita. 
Oggi è una bella fraternità di “accoglienza”. Con la sua linea semplice ed elegante, è molto spaziosa e durante l’anno ospita tanti giovani che arrivano dalle altre case  sparse in Italia e nel mondo. Questo accade in occasione degli incontri annuali, come la “Festa della Vita”in estate, il  Natale e il compleanno di Madre Elvira. Proprio per lo spazio e la praticità della casa, è da un paio d’anni che anche il consueto incontro dei ragazzi “vecchi” della Comunità si svolge qui. Per noi che ci viviamo è un grande dono poter fare amicizia con tanti ragazzi di diverse nazionalità, e ci rendiamo conto così della ricchezza di vivere insieme in questa famiglia.
La vicinanza con la “Casa Madre”, che è il cuore della Comunità, e con coloro che fin dall’inizio hanno dato vita a quest’opera, ci fa respirare più da vicino la bellezza e grandezza di questa realtà!
Siamo grati a Dio di poter essere immersi nella pace e nella gioia di una vita trasparente, chiara, pulita, che ci insegna ogni giorno a scegliere la verità cristallina del bene, per poter arrivare a conquistare quella libertà vera tanto lontana da ciò che propone il mondo.
Nella scelta del dono gratuito di sé all’altro, condividendo gioie e difficoltà, stiamo ritrovando il gioiello prezioso della nostra esistenza che sicuramente migliora la nostra qualità di vita: l’amore!
Per chi ha lavorato alla costruzione di questa casa, che ha amato e sta amando, i frutti sono la vita e la pace, nell’amicizia con i fratelli e con Dio. E non c’è veramente dono più grande!

                                                                                   (dalla rivista Risurrezione - Giugno 2006)

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