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Storia

Fraternità "San Giuseppe Lavoratore" - Varaždin 1996, Croazia
A pochi anni dalla fine della guerra, i giovani croati, duramente provati dal dramma e dalla violenza vissuta, ricercano la vita. La nostra fraternità di Ugljane, vicino a Spalato, è divetata “stretta” per poterli accogliere tutti, e così si parte alla ricerca di una nuova casa... 

Qualche anno dopo l’apertura della prima fraternità in Croazia, nel  piccolo paesino vicino a Spalato, chiamato Ugljane, le richieste dei giovani di entrare nella Comunità erano sempre di più: cominciamo ad avere delle difficoltà ad accoglierli tutti. Si fa strada la necessità di una nuova casa. Come sempre, la Provvidenza di Dio è incredibile e risponde al momento giusto: arriva la notizia dell’offerta, attraverso un caro amico della Comunità, fra Josko Srdanovic, della possibilità che le suore Orsoline di Varaždin ci diano in uso una grande cascina, che si trova nella periferia prossima alla città. Alcuni ragazzi “vecchi” vanno a vedere la tenuta, se ne parla con suor Elvira e via... si parte!
Base di questa nuova avventura è la casa di Ugljane. Per alcuni giorni, con grande entusiasmo, si fanno i preparativi per la partenza verso il nord della Croazia. I fratelli si impegnano a raccogliere e preparare tutta la provvidenza necessaria per iniziare: cibo, scarpe, pentole, materassi, letti… È quasi una gara a chi dona quello che più gli è caro, a cominciare dagli attrezzi come flessibili, trapani, pale, seghe, martelli, che sono il bene “più prezioso” per un nuovo inizio.
Arriva il giorno atteso, e anziché partire, come da programma, al mattino, la partenza è rimandata al pomeriggio a causa di alcuni problemi burocratici. Così, per la “gioia di tutti”, viaggiamo tutta la notte per le tortuose ed ancora dissestate, a causa della guerra, strade croate. È con noi un grande camion, organizzato dal nostro fedele amico, sempre presente ed attento alle nostre necessità, papà Vinko, carico di tutto il materiale per la nuova fraternità, con un autista che ha preso “sul serio” l’impegno di accompagnarci. Ogni mezz’ora circa ferma tutta la colonna di mezzi per informarci su quanto tempo manca ancora per arrivare, a che ora saremo là... verifica che tutti i nostri mezzi siano a posto e che non restiamo senza benzina. Siamo molto colpiti dal suo impegno e dall’attenzione che ha nei nostri confronti. Dopo il lungo viaggio durato tutta la  notte, all’alba arriviamo nella città di Varazdin e abbiamo la bella e gradita sorpresa di incontrare due suore Orsoline, tra cui anche la madre superiore suor Claudia, che ci hanno, con tanta pazienza, attesi per accompagnarci alla nostra nuova casa. Al di là della stanchezza generale, nell’aria c’è una grande euforia per l’inizio di questa avventura, e tutti i diciassette ragazzi prescelti sono molto contenti di essere qui. Ci dividiamo a gruppi e subito diamo il via ai primi lavori di sistemazione e pulizia, cercando di prendere familiarità con la casa, nella quale già è presente una piccola cappellina, alcune stanze, un refettorio, la cucina, alcune tettoie esterne con gli attrezzi per lavorare, tanta terra da coltivare ed un garage.
Su un tavolo le nostre care suore ci hanno preparato una buona colazione: non ci facciamo pregare due volte, e in un attimo “spazzoliamo” tutto. Ad ogni angolo della casa si vede la cura delle suore che ci hanno preceduto e come erano attente anche alla più piccola cosa. In questo luogo loro hanno sofferto  molto nel periodo del comunismo, quando sono rimaste senza terra e senza nessun diritto.
Il giorno dopo, 12 settembre, è il giorno dell’inaugurazione ufficiale  della casa. Siamo onorati dalla presenza di suor Elvira e dalla visita di Mons. Antun Bogetic, Vescovo “in pensione” di Porenzo e Pola, che ha presieduto la Messa. Sono con noi tanti amici e genitori della Comunità, insieme ai nostri benefattori, con al primo posto le suore Orsoline.
Uno dei primi lavori fatti è stato la ricostruzione del tetto, che era a “pezzi”; abbiamo realizzato una mansarda con una grande camera con bagni per aumentare i posti disponibili per i ragazzi. Il sacrificio è stato grande e ha richiesto tanto impegno da parte di tutti per portare a termine i lavori prima dell’inverno, ma siamo rimasti felici perché è rimasta veramente accogliente e bella.
Poi abbiamo ricavato una stanzetta per gli ospiti, costruito un nuovo forno, necessario per fare il pane, e realizzato una nuova cappella più capiente di quella presente, divenuta ormai troppo piccola per contenere il gruppo che era passato, in un batter d’occhio, da  diciassette a trenta ragazzi.
Nello stesso tempo, insieme alle opere di muratura, nel silenzio e nella calma della terra circostante, si stava sviluppando anche la parte agricola, l’orto e la zona animali, tutto sotto la “direzione” di suor Laurentina e della sua fedele compagna suor Domenica, che per anni hanno lavorato qui prima di noi, e sempre pronte a darci un buon consiglio su come, quando e cosa piantare. Ringraziando loro questa fraternità è diventata “famosa” per le grandissime patate e per le mucche che danno tantissimo latte. L’orto produce così tanta verdura che di qui riusciamo a mandare nelle altre fraternità croate tanta provvidenza utile a “sfamare” i nostri fratelli.
È stato ed è ancor oggi un grandissimo dono avere accanto le suore e poter imparare da loro i segreti della loro esperienza di vita e di lavoro. Tantissimi ragazzi sono oggi salvi grazie alle cose belle qui ricevute, ai buoni consigli e agli aiuti pratici, al conforto ricevuto in ogni situazione, alla loro grande amicizia gratuita. Non possiamo poi dimenticare gli squisiti dolci che suor Jacinta preparava con tanto amore per noi, sempre proccupata che non ci mancasse nulla nei giorni di festa. In questi anni il numero dei ragazzi accolti è continuamente cresciuto, e la vecchia cucina con il refettorio è diventata stretta. Si è resa necessaria  così la costruzione di una nuova casa, e grazie al consiglio di alcuni amici architetti,  abbiamo realizzato un nuovo edificio a due piani, ricavando cucina e refettorio belli spaziosi, nell’interrato una grande cantina utile nei “lunghi inverni” di Varazdin, e al piano superiore delle belle stanze con bagni.
In tutto questo la mano della Provvidenza è stata davvero grande, e ci ha accompagnati passo dopo passo nei nostri bisogni concreti. Nel frattempo sono iniziati i colloqui per i ragazzi a Zagabria, capitale della Croazia, e così quotidianamente la nostra famiglia, è aumentata. È stato bello vivere insieme e costruire l’amicizia vera tra di noi in Cristo, gustare l’amore gratuito dei fratelli, essere pronti ad accettare le osservazioni, le correzioni e gli aiuti di tutte le persone che ci hanno spinti a camminare in questi anni.
Oggi i lavori principali della casa sono la campagna e la falegnameria. Nella fraternità “San Giuseppe Lavoratore” vivono attualmente una quarantina di ragazzi che ogni giorno lottano per tornare alla vita.
Quello che abbiamo imparato attraverso la storia di questa casa è che non siamo mai soli, c’è sempre accanto a noi la presenza di Gesù  che si rende viva attraverso il volto e l’aiuto dei fratelli.
Riguardando indietro e pensando all’inizio di questa fraternità, siamo sempre più convinti che attraverso la croce il Signore ci benedice e riversa su di noi tanti doni di grazia. A noi sta l’essere attenti a non lasciar trascorrere il tempo senza saperli cogliere.
Tanti giovani qui a Varaždin hanno trascorso un pezzo importante della loro vita, hanno imparato ad apprezzare le piccole cose, a vivere le gioie semplici quotidiane, a credere che la preghiera è il sigillo della nostra vera felicità.
Un grazie grandissimo ancora alle suore Orsoline e alla loro grande generosità: dal dono di questa casa sono rinate tante giovani vite, tante famiglie hanno trovato qui una risposta concreta alla loro sofferenza per un figlio drogato. Quando qualcuno è capace di dire “sì” alla volontà di Dio, veramente il bene si moltiplica. Questo è quello che stiamo spermentando qui ogni giorno!

                                                                                   (dalla rivista Risurrezione - Giugno 2002)

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