ItalianoHrvatskiEnglishFrançaisDeutchEspañolPortuguesePo PolskuSlovakia     

 

Storia

Fraternità "San Giovanni" - Cherasco 1995 (CN)
Dopo l’apertura di tre nuove fraternità all’estero, la Provvidenza ci chiama ancora una volta qui, nel nostro paese. Ad una cinquantina di chilometri da Saluzzo, vicino a Cherasco, nasce la Fraternità San Giovanni.

In una fredda mattina dei primi giorni di Gennaio del 1995 si parte da Saluzzo alla volta di S. Giovanni, piccola frazione del comune di Cherasco in provincia di Cuneo, per dare vita ad una nuova fraternità che la Divina Provvidenza ci ha affidato. Il Signore si è servito delle mani e del cuore di un carissimo amico della nostra Comunità: don Bartolomeo Rinino, che ha scelto, con coraggio, di donarci la casa di proprietà della sua famiglia. In quel luogo lui è nato e cresciuto, e proprio in quella casa è sbocciata la sua vocazione al servizio del regno di Dio.
La casa è uno stupendo cascinale con tanto terreno attorno e, a testimonianza di quanta pace lo circonda, una coppia di elegantissimi aironi ci guarda stupita varcare il cancello. Come sempre la “miracolosa” Provvidenza ci ha preceduto e i nostri vicini ci han fatto trovare la stufa accesa nel locale destinato a diventare la nostra futura cucina. Anche la presenza di suor Evira, con noi primi sette ragazzi, è fonte di calore e in poche ore con il suo proverbiale dinamismo ci guida e ci accompagna nelle prime sistemazioni. Nel pomeriggio la prima S. Messa e la benedizione del tabernacolo pronto così ad accogliere Gesù Eucaristia: l’ospite più prezioso è tra noi! Nonostante gli anni trascorsi inabitata la casa è solida e ha ben resistito ai rigidi inverni. Solo il tetto di un capannone, destinato alla rimessa dei mezzi agricoli, ha ceduto sotto il peso di una abbondante nevicata e la sua demolizione sarà il nostro primo impegno di lavoro, sotto gli occhi curiosi dei nostri  “compaesani” che passano per la strada di fronte. Il freddo non molla e il Rosario camminato del mattino si trasforma spesso in una gara tra noi a chi resiste più a lungo senza mettersi le mani in tasca, concessione “straordinaria” di suor Elvira viste le condizione climatiche in cui vivevamo. La mancanza di stufe nelle camere ci costringe a vestirci ancora di più quando è ora di dormire, ma nonostante queste difficoltà non manca l’entusiasmo e il desiderio di stare insieme, di raccontarsi, di diventare amici e di sognare il giorno in cui cominceremo l’opera di ristrutturazione, che trasformerà la casa in un posto dove tanti ragazzi ritroveranno la vita. Il giorno dell’inaugurazione arriva presto e la vecchia stalla, trasformata per l’occasione in cappella, lavorando giorno e notte per finire in tempo, fa fatica a contenere tutti i già numerosi amici venuti a far festa con la Comunità. Tra gli ospiti anche il sindaco di Cherasco e l’ormai fedelissimo parroco, don Giuseppe Casetta, che con la sua amicizia tanto ha contribuito al buon inserimento della nostra nuova realtà nella comunità parrocchiale. Piano piano anche il “generale inverno” deve lasciare il passo alla primavera che incalza e noi, ormai diventati un gruppo numeroso, facciamo festa al suo arrivo con gli attrezzi da lavoro ben stretti nelle mani. Non essendo ancora partiti per i lavori della ristrutturazione della casa, andiamo a fare legna in un canalone, molto scomodo, muniti di motoseghe, corde e roncole. Partiamo molto presto al mattino e il nostro modo di lavorare, così simile a quello di una volta, attira la simpatia dei vicini che non tardano a farci visita. Ci raccontarono poi in seguito che rimasero stupiti nel vedere dei giovani che, così uniti, vivevano in una semplicità d'altri tempi; stupiti dal fatto che ci scavassimo la biologica con pala e piccone e che usassimo delle funi per portare dal fondo del canalone i tronchi tagliati. Il primo approccio dei nostri vicini con noi e la “prima provvidenza” fu la selvaggina che alcuni cacciatori ci portarono di buon mattino  appena cacciata, con tanto affetto e tanta voglia di conoscerci e fare amicizia. Il sogno della ristrutturazione della casa diventa realtà, anzi, diventa un progetto ben chiaro che, con l’aiuto dell’immancabile “Archi”, Gian Carlo Bravo, ci apprestiamo a realizzare. Via il tetto del vecchio cascinale e poi avanti per rifare la stalla che  diventerà definitivamente la cappella, e poi le tante opere di scavo per il risanamento delle fondamenta e per le infrastrutture. Senza contare il lavoro nell’immenso orto, il fieno e tutta la campagna. Come se non bastasse suor Elvira, come primo e importante impegno, ci fece restaurare una vecchia macchina da cucire. Sembrava una richiesta assurda per dei ragazzi che vivevano in una casa in condizioni così precarie, invece no. Voleva farci capire come qualsiasi cosa facciamo dobbiamo farla con amore, non solo pensare al lavoro nella sua realizzazione di qualcosa di utile, ma vederlo come realizzazione di noi stessi: non quello che fai è importante ma come lo fai. E la prima cosa da fare è apprezzare e stimare ciò che trovi. Le giornate corrono via veloci e a volte non bastano le ventiquattro ore per terminare tutto quello che si era programmato. Ma che bello ritrovarsi alla sera tutti insieme, stanchi ma contenti, e che gioia vedere che con il sacrificio del lavoro e la luce della preghiera, insieme alla casa, anche le nostre vite si rinnovano mattone su mattone, pietra su pietra. Questa casa ha fatto tantissimi doni soprattutto a noi che siamo arrivati per primi. Credo che la cosa più importante che l'apertura di questa fraternità ci abbia trasmesso sia l’insegnamento del vivere l’essenzialità. Le condizioni precarie ti costringono a vivere con poco, ma sopratutto a condividere quel poco con generosità. Sembra un controsenso, ma è proprio quando si ha poco che si diventa più generosi e più buoni, ed  è nella sofferenza e nel sacrificio che nasce un rapporto vero, costruito attraverso la sincerità e l’amicizia. Grazie o Padre per la Fraternità San Giovanni, per tutti i ragazzi che sono passati qui e per tutti i progetti futuri che Tu hai per questa casa e per ognuno di noi.

                                                                               (dalla rivista Risurrezione - Settembre 2001)

Print this pagePrint this page