ItalianoHrvatskiEnglishFrançaisDeutchEspañolPortuguesePo PolskuSlovakia     

 

Storia

Fraternità "San Giuseppe" - Giustenice 1992
La Provvidenza, continuamente in ascolto delle nostre necessità, come sempre non si smentisce. Nell’entroterra ligure ci viene donata una tenuta con una casa da risistemare, e così si parte per questa ennesima avventura. Il posto è immerso in una natura stupenda con sullo sfondo il mare...

Nell’anno 1985 la famiglia dei coniugi Vacca, Domenico e Caterina, è provata da un grande dolore: viene a mancare, a causa della droga, il loro unico figlio Gianfranco. Questo lutto fa nascere nel cuore dei due genitori un forte desiderio di aiutare, in qualche modo, altri giovani che, come il loro amato Gianfranco, sono caduti nel tunnel della droga. E’ così che viene offerto alla Comunità un grande appezzamento di terra con boschi e il resto di una cascina da ristrutturare, capace, però, di ospitare tanti ragazzi desiderosi di ritrovare la vita.
Accolta l’offerta e l’opportunità di una nuova fraternità, si decide di stabilirsi provvisoriamente con le tende per dare subito inizio ai lavori. L’imperversare dei forti venti rendono però impossibile la vita sotto le tende ed è così che passano alcuni anni nell’attesa di una casa più solida e sicura.
Solo nel 1992 si può veramente iniziare la Comunità a Giustenice con un gruppo di ragazzi che si impegnano a portare a termine i lavori. Siamo partiti con tanto entusiasmo ed è stata subito un’avventura. Eravamo in dodici con tre ragazzi giovani ed era la prima volta che si apriva una casa con dei ragazzi appena entrati: il più vecchio di questi aveva sette giorni di Comunità e quindi era anche un po’ rischioso.
Arrivando nel podere donatoci ci siamo ritrovati in un posto stupendo, la natura era un paradiso terrestre. La casa da fuori si presentava bella e maestosa, però c’era soltanto lo scheletro esterno e il tetto!
Quando siamo arrivati l’elettricità e l’acqua non c’erano: ci siamo dovuti dare subito da fare. Grazie a Dio abbiamo trovato una sorgente a un chilometro di distanza e siamo partiti subito con pala e piccone: è stato il primo lavoro che abbiamo fatto dopo aver sistemato quattro letti e quattro materassi. Abbiamo scavato tutto il giorno, finendo questo chilometro di scavo e, nonostante la fatica, lì c’è stato il primo momento di gioia vera per questo lavoro duro che ci stava unendo. E’ stato bellissimo: dopo due giorni di lavoro duro eravamo riusciti a fare arrivare un filo di acqua in casa, l’indispensabile per lavarci al mattino e per cucinare. Il giorno dopo abbiamo montato quattro lavandini da campo messi su un terrazzo e c’era un vento incredibile. Quando aprivi il rubinetto, l’acqua scendeva praticamente in orizzontale… un’avventura. Ci siamo poi costruiti un bagno provvisorio. Anche la vita che facevamo era proprio da “campo” nel vero senso della parola, la casa era tutta in costruzione: non c’erano i pavimenti, non c’era l’intonaco, non c’era niente. Noi avevamo i nostri materassi con i sacchi a pelo eppure , nonostante queste condizioni, non mancava la gioia. Suor Elvira era con noi in ogni angolo, mi ricordo che allo scavo c’era sempre anche lei: su, giù, a destra, a sinistra, a fare “pala e piccone” con noi. E’ rimasta con noi dalla prima settimana dell’apertura fino al giorno dell’inaugurazione ufficiale con festa e celebrazione della S. Messa: è stato bellissimo.
Dopo esserci sistemati un po’, la prima esigenza è stata l’energia elettrica: la nostra unica fonte energetica era un piccolo generatore che ci dava la corrente fino alle dieci di sera. Una piccola lampadina illuminava la nostra stanza, e la sua luce variava a seconda di quanta benzina avevamo nel generatore. Tante volte finiva la benzina... e ci salvavamo con le candele.
Intanto i lavori andavano avanti. Una cosa triste, ma che ci ha fatto tanto bene e tanto crescere, è stata quella di arrivare in questo piccolo paese e vedere che tante persone non ci volevano. I primi periodi, quando andavamo a messa nel paesino, perché il sacerdote ancora non veniva da noi, c’erano dei manifesti appesi che parlavano della nostra Comunità: “…questa Comunità non la vogliamo”. Queste cose ci facevano soffrire, ma suor Elvira ci ha chiesto di pregare per tutta la gente del paese, soprattutto per quelli che non ci volevano, e da quel momento il rosario del dolore lo pregavamo interamente per questa intenzione, affinché ci accettassero e capissero che la Comunità era un dono di Dio. Tante volte è stato difficile pregare, come dice Gesù, per i nemici, per chi non ti accoglie, per chi non ti vuole; in noi c’era comunque la consapevolezza che siamo stati dei “tossici” e che queste persone, giustamente, avevano paura. Pian piano però la gente si è accorta che quei “tossici” andavano a letto la sera, che non erano quelli che rubavano in giro, ma in giro ci vedevano invece pregare con un rosario tra le mani... c’è voluto del tempo, ma la fiducia è arrivata. E’ arrivato poi anche il sacerdote a celebrare la messa e poco dopo sono venute le prime persone per conoscerci meglio. Nel giro di un anno siamo diventati amici di molte persone e ancora oggi la Comunità è meta di tanti amici del paese, cosa che all’inizio era impensabile.
I lavori sono proseguiti velocemente e la casa ha preso l’aspetto di una bella villa, con una meravigliosa vista sul mare, piena di sole e circondata da tanto verde dei boschi. Giorno dopo giorno è stato ripulito il terreno intorno e ha preso vita l’orto su ampie terrazze coltivate a pomodori, peperoni e ogni tipo di verdura. Abbiamo poi piantato alberi da frutto e ulivi. Ha preso il via, quindi, la costruzione di una piccola stalla, un pollaio, alcune gabbie per i conigli e una piccola pozza per le oche e le anatre.
Con l’aiuto della Provvidenza è stata realizzata una falegnameria, che dà la possibilità, ad alcuni ragazzi, di imparare questo mestiere.
La fraternità San Giuseppe ospita oggi una ventina di ragazzi. Insieme alla costruzione della casa in questi anni tanti ragazzi hanno ricostruito il loro cuore, hanno ricominciato a vivere e a sorridere. Tutto questo con la forza del sacrificio, della rinuncia, con la preghiera giornaliera dalla quale attingere sempre nuovo entusiasmo nel cammino di crescita per la conquista di una vera libertà. Il Signore non lascia mancare la sua grazia, la vita di questi ragazzi si rinnova e diventa gioia, pace e speranza per il loro futuro.
Grazie Signore Gesù per il dono di questa fraternità e per i tanti amici che qui ci hai fatto incontrare. La fedeltà del Tuo amore, che è forza e coraggio per tutti noi, non ci abbandoni mai e ci renda sempre strumenti docili nelle Tue mani, perché la Tua volontà si compia in noi e attorno a noi.

Print this pagePrint this page