ItalianoHrvatskiEnglishFrançaisDeutchEspañolPortuguesePo PolskuSlovakia     

 

Icona della Festa

Significato dell'Icona
In questi due mesi in cui ho realizzato questa icona, ha lavorato con me un ragazzo della Comunità che si chiama Michele.
Un particolare interessante è che prima di iniziare l’icona, io stavo pregando per l’intercessione di San Michele arcangelo.
Due giorni fa Michele mi ha detto una cosa che bellissima, non ho mai sentito una cosa così bella da quanto dipingo icone: mi ha detto che per la prima volta nella sua vita sentiva che stava facendo un lavoro che dava davvero gioia a Dio. Desideravo poter terminare questa icona per la festa, anche se un’icona non è mai finita; l’icona non finisce mai perché l’icona più bella è quella che noi dipingiamo dentro al nostro cuore.
Ho scelto due modelli di icone russe per non allontanarmi dalla tradizione iconografica e un altro modello di icone greco che ho fatto vedere a Madre Elvira prima di cominciare.
In accordo con le regole della iconografia abbiamo apportato alcune modifiche.
Sul fondo dell’icona, nel lato sinistro, c’è la casa di Pagno, la Casa di Formazione; nel centro c’è la Casa Madre di Saluzzo e le case sulla destra rappresentano tutte le altre comunità della Cenacolo in Italia e all’estero.
Nella scuola di iconografia la casa alta con il tetto azzurro rappresenta una comunità internazionale.
L’azzurro marino significa il profondo mistero di Dio.
Una cosa molto bella è che tutto ciò che noi vediamo nello sfondo di questa icona è molto di più che una semplice casa, è un tempio.
Difatti tutte le nostre case sono proprio la prima Chiesa, una Chiesa “domestica”.
Possiamo vedere che il fondo delle porte è scuro e ciò rappresenta l’Antico testamento, un Dio nascosto, sconosciuto però tutte le porte sono aperte.
Al centro dell’icona si può vedere che c’è una tenda che è aperta e che qui e là ci sono dei panni: ciò rappresenta il velo del tempio che si è aperto perché Dio in Gesù si rivela.
Questo ci lascia intendere che tutto lo sfondo dell’icona rappresenta il Paradiso sulla terra e infatti qui è un Paradiso perché è il luogo in cui Dio ha creato tutto.
Nonostante ci siamo le guerre, i conflitti, che vedremo simboleggiati  anche nell’icona, qui è comunque un paradiso.
Per questo il Paradiso lascia che le persone siano in primo piano perché il bene più prezioso di Dio è l’essere umano.
Alla vostra sinistra l’uomo con la pergamena rappresenta il riconoscimento. Lui ha un vestito marrone e il velo bianco sulla testa. Il marrone, dato che è un colore caldo, rappresenta il distacco da se stesso e il velo bianco sulla testa è il distacco dall’anima, quindi c’è un distacco totale, dall’anima e dal corpo.
Ha il messaggio in mano che è il nostro tema della festa. Nella pergamena non c’è scritto “Lui” perché con il gesto della mano l’uomo scrive “Jesus Kristo”, la posizione delle sua dite, della sua mano è il monogramma di Cristo.
Al suo lato c’è una giovane con una candela in mano che rappresenta la fede, a lato della fede c’è una giovane con il vestito verde che rappresenta la speranza. Il verde nell’iconografia rappresenta non soltanto la speranza, ma anche gli eletti.
A lato di questa giovane c’è Gesù che è la carità quindi le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.
Dall’altro lato abbiamo l’opposto: dei vari personaggi, c’è n’è uno che alza il calice, Lui è quello che nel Vangelo dice “tutti servono prima il vino buono e poi il vino cattivo, tu invece hai conservato fino alla fine il vino buono”.
Questo reclamare di questa persona, visto che siamo nel paradiso, rappresenta tutte quelle persone che contestano Gesù che viene soltanto alla fine, che non capiscono perché Lui permetta i disordini e le guerre nel mondo.
Al suo lato c’è un personaggio che indica il dubbio: lui indica Gesù, ma non guarda Gesù.
E’ molto importante guardare verso le persone, allo stesso tempo dobbiamo sapere verso chi stiamo guardando e lui sta guardando verso un altro personaggio che non è Gesù, questo altro personaggio che lui sta guardando sta indicando se stesso e sembra quasi che non si interessi di quello che succede dall’altro lato dell’icona: il dubbio che dialoga con l’indifferenza.
L’altra persona a fianco rappresenta la conversione. Lui sta guardando verso Maria, il suo vestito è rosso e bianco.
Lo si può trovare nel Cantico dei Cantici (5,10) “il grande amore della sposa nei confronti dello sposo è rosso e bianco”, significa che solo il potere dell’amore può trionfare.
La giovane in primo piano rappresenta il Battesimo ed è chiaro che in un contesto di iconografia durante le nozze, lei è  serva ma rappresenta il Battesimo ed è per questo che è l’unico personaggio che guarda verso di noi.
Davanti c’è anche un giovane che rappresenta l’Eucaristia.
Gesù ha una tunica rossa che significa la persona divina di Gesù, poi ha un manto blu che significa l’umanità di Gesù; i due personaggi davanti hanno i vestiti con i colori invertiti (manto rosso e tunica blu), perché  quando Gesù si è fatto uomo come noi ha divinizzato la nostra carne.
Per questo quando una persona mi dice “Ah io non sono santo” io rispondo “se sei battezzato sei santo, se vivi la santità è un altro discorso”.
Sulla tavola ci sono tutti gli elementi tipici della Messa: la tavola è aperta perché lascia tutto questo spazio per invitare al banchetto tutte le persone che stanno guardando l’icona.
Una cosa interessante è il colore di questo pavimento perché è la prima volta che l’ho usato ed è la prima volta che vedo questo colore.
E’ stato scelto da Madre Elvira che mi ha detto che le sarebbe piaciuto tanto che il colore fosse questo. Poi mi ha spiegato che quando lei era piccola andava a prendere l’acqua in un fiume e questo è il colore che aveva quel pezzo di strada argilloso sul quale lei camminava.
Noi sappiamo benissimo che sull’argilla si scivola, io penso che Madre Elvira sia scivolata molte volte su questo tratto di strada, quindi io ho fatto il pavimento come con delle pietre. Madre Elvira, cadendo molte volte , ha acquisito tanta esperienza, questi due personaggi in primo piano rappresentano anche tutti i consacrati e le consacrate della Comunità che possono stare tranquilli perché poggiano i piedi sulle pietre che rappresentano l’esperienza della Madre Elvira.

Print this pagePrint this page