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Mons. Giuseppe Guerrini - Omelia

Mons. Giuseppe Guerrini - Vescovo di Saluzzo - Omelia
“Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo” è lo slogan della Festa della Vita di quest’anno, ma è anche quello che sostanzialmente le letture di questa quindicesima domenica ci hanno detto.
“Abbiate fiducia”, siamo tutti cercatori di felicità, di luce, di vita, di gioia, di amore, ma dove possiamo trovare tutto questo? Talvolta abbiamo l’impressione che sia tutta un’illusione irraggiungibile, che come dice il libro del Deuteronomio sia una realtà lontanissima, in cielo oppure al di là del mare, al di fuori della nostra portata. Allora la tentazione è quella della disperazione o forse ancora più frequentemente è la tentazione della rassegnazione, dell’accontentarci.
In questo nostro mondo vediamo che non raramente si mette la propria felicità nell’abbronzatura della pelle, in una serata “da sballo”, in un’automobile un po’ più veloce, in un alloggetto al mare.  Ebbene, proprio a questo nostro mondo la Parola di Dio dice: guarda che la felicità vera è vicina. Guarda che la verità, che è la vita, è vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore. La felicità è nel Signore.
“Obbedire alla voce del Signore”, dice il libro del Deuteronomio, “Convertirsi al Signore con tutto il cuore e con tutta l’anima”. San Paolo rende la cosa ancora più esplicita: “Cerchi la verità, cerchi la vita, cerchi la gioia? È Gesù, è il Cristo. È Lui l’immagine del Dio invisibile. È Lui l’icona che ti permette di vedere, di intravedere, di capire qualcosa di Dio. È in Lui che abita ogni pienezza. È per mezzo di Lui che Dio riconcilia a sé tutte le cose. È Lui che rappacifica il cielo e la terra”. E allora si tratta di guardare a Lui e guardare a Lui vuol dire rinunciare un po’ a guardare a noi stessi. Significa non gonfiare il proprio io altrimenti non riusciremo a capire, a vedere né Dio, né il prossimo. È proprio questo il senso della Parabola del Vangelo. Tutti e tre i protagonisti vedono l’uomo a terra: il sacerdote “Lo vide, ma passò oltre. Il levita “Lo vide e passò oltre” anche lui. Non basta vedere, non basta sapere. Il samaritano, quindi un irregolare dal punto di vista della razza e anche della fede, passandogli accanto “Lo vide” e poi si aggiunge un verbo, centrale, decisivo: “Ne ebbe compassione”, cioè si commosse. Letteralmente nella lingua greca quel “Ne ebbe compassione” è: “Ne fu toccato fino alla viscere”, ne fu toccato fino al profondo dell’anima. Potremmo dire che ne fu sconvolto. La differenza sta qui: tutti vedono, tutti si accorgono della situazione, ma questo samaritano si sente sconvolto e quindi coinvolto.
Papa Benedetto XVI, nel suo libro “Gesù di Nazaret” ha commentato questa Parabola facendo questa osservazione: secondo lui il sacerdote e il levita non dovevano essere uomini necessariamente particolarmente freddi e insensibili. Forse hanno avuto paura anche loro, perché c’erano i briganti nei paraggi, forse erano maldestri, non sapevano da che parte cominciare per prestare aiuto. C’è un sacco di gente che vede e vede anche bene, con accuratezza, con precisione. Viviamo in un mondo che sa fare delle diagnosi accurate, ma è un mondo che non si muove, non si commuove. È per questo che dicevo che è quel Verbo che fa la differenza ed è un verbo che il Vangelo usa spesso per Gesù. Nell’episodio del figlio della vedova di Nain viene usata proprio la stessa forma verbale. Nei confronti dei lebbrosi e dei ciechi che lo pregano con insistenza si dice: “mosso a compassione”. Nei confronti della folla e della gente: “sento compassione di questa folla perchè non hanno da mangiare” e ancora: “vedendo le folle ne sentì compassione perchè erano come pecore senza pastore”. Sta lì la differenza, tutto il resto viene poi di conseguenza. Il farsi vicino: “gli si fece vicino”, gli si fece prossimo, allora possiamo capire cosa vuol dire farsi prossimo, fasciare le ferite, farsi carico. Certo, c’è l’aspetto di solidarietà sociale, l’aspetto di impegno civile, ma c’è soprattutto il Signore Gesù! Il Suo esempio, il dono del Suo Spirito!
La Comunità Cenacolo non è tanto un’opera di servizio sociale, non è solo un accostarsi alle ferite e alle piaghe della società. Prende la sua forza, la sua ispirazione, proprio dal Cenacolo, cioè dal luogo simbolo in cui si sta con Gesù, si partecipa al dono del Suo Corpo e del Suo Sangue, si riceve il dono dello Spirito Santo, dello Spirito di Gesù! È questa la garanzia. “Abbiate fiducia: io ho vinto il mondo”: io posso rialzare chi è stato bastonato dalla vita, io posso guarire le piaghe che sembrano irreversibili, io posso addirittura ridare la vita ai morti! “Abbiate fiducia” ci dice Gesù. Abbiamo fiducia, perché in Lui abita ogni pienezza, perché è Lui che riconcilia tutte le cose, perché è in Lui che troviamo l’armonia e la pace. E allora la strada è segnata, è la strada del seguire Gesù, è Lui l’icona, è Lui l’immagine, è in Lui che vedo il Padre, è Lui che mi apre orizzonti, è Lui che mi apre alla speranza. “Abbiate fiducia”! Allora la nostra preghiera è che tutti, cominciando dalla Comunità Cenacolo, siamo fedeli a questo seguire il Signore Gesù, a questo guardare a Lui, perché solo lì c’è salvezza, non nelle diagnosi; non basta guardare, non basta vedere, bisogna commuoversi come Gesù, bisogna come Lui farsi carico del nostro prossimo. E allora davvero si apre un mondo nuovo, “Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo”! Quel mondo sta passando, quel mondo della violenza, della divisione, quel mondo della auto-distruzione è vinto. Cieli nuovi e terra nuova noi aspettiamo! “Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo”! Sia lodato Gesù Cristo.

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