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Padre Stefano - Catechesi

Padre Stefano Aragno della Comunità Cenacolo
Catechesi del mattino.

Ieri sera quando sono andato a dormire mi chiedevo cosa comunicarvi. Stamattina presto mi sono alzato e mi è venuto di dirvi queste cose riguardo alla vita. Pensando a noi ragazzi e ragazze della Comunità, pensando alla nostra vita, pensando alla vita di voi famiglie, c’è un filo che lega le nostre vite e che ci ha portati qui in Comunità e si chiama sofferenza, ferita. Si chiama una vita tribolata.
Ho sempre pensato che se su questa collina ogni ragazzo che è passato e ogni famiglia che è passata, piantasse una croce sarebbe una collina immensa di croci. Quante persone in questi anni, quanti di noi ragazzi e ragazze, quante delle nostre famiglie sono salite su questo calvario e hanno piantato qui la loro croce e qui su questa collina hanno trovato anche la speranza della risurrezione. Quella croce è rimasta piantata, ma la vita non è finita lì e noi ne siamo la testimonianza.
Vorrei innanzitutto parlarvi della vita come una bellissima, grandissima, stupenda promessa di Dio.
Nelle prime pagine della Bibbia, da quando Dio sceglie i primi uomini, dal momento in cui comincia una bellissima storia con Abramo che poi continua con Isacco, Giacobbe, Mosè e tutti gli altri, Dio sempre promette alla vita. Promette la terra al popolo, promette la casa, la discendenza. Il nostro è un Dio che promette e che mantiene le sue promesse.
Questo mi sembra tanto importante: che ritorniamo alle origini della nostra vita. Quando nasciamo noi siamo una promessa di Dio. La mia vita è qualcosa su cui Dio un giorno ha detto: “Io su quella vita ci scommetto! Quella vita per me è importante!”.
Se pensiamo un attimo alla frase che lo Spirito santo ha scelto parlando al cuore di Madre Elvira per illuminare questa festa: “Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo”. Questa mattina mi è venuto da pensare questo: che cos’è per noi ragazzi e ragazze della Comunità la fiducia, che cos’è per voi genitori la fiducia? È una parola piagata, è una vita ferita. Un tossico è ferito profondamente nella fiducia. Non si fida più perché ha rovinato così tanto la sua vita che quasi non ha più fiducia in sé, non ha più fiducia che da quella vita possa rinascere una promessa. La fiducia è stata rovinata. La fiducia di voi genitori nei figli, la fiducia di noi figli ancor prima nei genitori è stata tanto ferita dal male, tanto strappata, tanto lacerata come il vestito di Gesù ai piedi della croce che viene squarciato. Quanto siamo feriti nella fiducia. Cosa vuol comunicarci allora lo Spirito Santo dicendoci: abbiate fiducia! Cosa vuole operare dentro di noi lo Spirito Santo? Vuole guarire questa dimensione profonda della vita che ci appartiene. Non si vive senza fiducia.
Stamattina magari ci siamo alzati dal letto un po’ stanchi, però quando abbiamo superato i primi sbadigli, la vita ci ha fatto fare il primo gesto di fiducia: alzati! Ti alzi per vivere. È la fiducia che si fa carne nella tua vita. Tu ti alzi dal letto e comincia la vita e speri in quella giornata di vita. Voi genitori sperate: “Vedrò mio figlio oggi?”.
Hai fiducia che quel giorno di vita di darà qualcosa. Quella fiducia in fondo genera la speranza. Tu ti alzi e cammini e cominci a vivere. Ti alzi anche se sei sotto una montagna di sofferenza, però speri e fai un gesto di fiducia nella vita: ti alzi e vivi!
Allora vedete come la fiducia ci appartiene, ci abita perché siamo creati dalla fiducia di Dio.
Ogni bimbo che nasce è come se Dio dicesse: “Ho fiducia in te, vita! Ho fiducia in te, uomo! Ho fiducia in te, donna! Ho fiducia nella vita”. Il nostro Dio è il Dio della vita e ha fiducia nella vita. È per questo che noi suoi figli che portiamo la sua immagine e somiglianza stampata dentro, siamo impastati di fiducia. L’uomo non vive se non ha fiducia, non si alza se non ha fiducia e anche chi decide di farla finita è perché spera, fa un gesto di morte, però lo fa nella fiducia, nella speranza che quella sofferenza finisca e si apra un’altra vita diversa! Vedete come allora la fiducia è dentro la nostra storia. Pensate all’origine della vita se non è lo stupore di un bambino! C’è un ragazzo che è passato dalla Comunità, che si chiamava Gilberto. Stamattina una mamma è venuta e mi ha detto “Guarda su questa videocassetta c’è Gilberto che canta, che suona, che parla”, allora mi è ritornato in mente Gilberto. È stato un ragazzo che ha vissuto venticinque anni di “fogna”, di immondizia nel male, di fiducia negli inganni di satana, che si è inchinato, prostrato, ha adorato tutti gli idoli falsi di questo mondo! Un giorno la Madonna gli ha dato un bel “calcio santo” per spedirlo in Comunità, attraverso un pellegrinaggio che ha fatto a Medgjugorje, è arrivato su questa collina con una montagna di croce e di disperazione. Qui, i suoi occhi, ha scritto lui in un canto, si sono riaperti, come gli occhi di un bambino che apre gli occhi sul mondo. Ecco che cosa fa la fiducia! La fiducia ti riapre gli occhi sulla vita, dentro di te, sul mondo; quel mondo lì, che Dio vince con la sua fiducia in noi, ti riapre gli occhi e tu cominci a vederti e a vedere qualcosa di nuovo! Non vedi più il venerdì Santo, buio e triste, vedi l’alba della risurrezione, vedi una luce nuova che entra nella tua vita e squarcia le nuvole nere e comincia a illuminarti nel profondo e a ripulirti da tutta la spazzatura che ti fa vecchio, che ti fa triste, che ti fa un perdente, non un vincente. Dio ci vuole vincenti! I bambini sono l’immagine dello stupore della fiducia della vita! Un bambino quando mette la testa fuori dal grembo di sua madre, dall’utero, comincia il viaggio della fiducia, il viaggio dello stupore. Osserviamoli, i bambini: pian piano sembra proprio che la natura umana accompagni questo stupore. Il bambino all’inizio fa fatica a vedere e allora sente il calore della mamma, si aggrappa al suo seno. La fiducia è toccare, è sentire prima che vedere. Poi il bambino apre gli occhi, comincia a vedere un po’ delle ombre; vediamo i bambini che dopo un mese di vita cominciano a fissare, poi a guardare, poi il bambino comincia a conoscere, ha fiducia nel mondo che lo circonda, ha fiducia nelle persone che vede, il bambino è pieno di stupore! Il bambino tocca i fiori, poi mette le cose in bocca perché vuole sentire, poi tocca, poi prende, poi cade, poi si pulisce, poi si fa male… è tutto uno stupore, che vive, che cresce, che nasce! È la promessa di Dio che si fa carne nella vita di ogni suo figlio.
Poi che cosa succede però? Cosa è successo nella nostra vita? Tutti noi siamo stati dei bambini così, tutti noi siamo nati con la voglia e il desiderio dello stupore della vita, con la sensazione nel cuore, la certezza di dire “che bello, sono vivo, esisto!”. Prima di dirlo con la bocca tu lo senti nel cuore.
Ogni vita nasce così, noi siamo nati così. Siamo nati con nel cuore l’attesa di dire: “che bello sono vivo! Vita: accoglimi, abbracciami, proteggimi, difendimi, promettimi! Voglio scoprire quello che Dio ha messo non solo nelle cose, ma dentro di me, come una promessa”. Ma quella promessa ad un certo punto si è spezzata.
Ricordo con tanta gioia, tra i nostri pellegrinaggi, quello degli ultimi anni a Częstochowa, vissuto a piedi, quando dopo tanti giorni di sofferenza arrivi davanti al volto di Maria squarciato, ferito. Quella Madonna, di quella terra lì, non ha paura di mettersi dalla nostra parte, che bello! Guardate, Maria è dalla nostra parte, è nostra alleata, è la vera promessa di Dio. Maria facendosi donna ferita, si mette accanto a noi perché non abbiamo più paura delle ferite che la vita ci ha fatto, che ci ha procurato. Maria è con noi! Cammina con noi.
Nella nostra vita è successo qualcosa e lo dico a voi genitori, a voi ragazzi, a me. Se penso alla mia vita, è accaduta la ferita di quella promessa. Un avvenimento, una situazione, una violenza subita, è successo qualcosa per cui la promessa della vita si è lacerata, è rimasta ferita, è stata tradita! A volte nell’infanzia, e questo è il dramma più grande, perché proprio nel momento in cui tu fai “Ohhh…!” qualcuno ti da una coltellata e uccide lo stupore del tuo nascere, e uccide quel desiderio grandioso, stupendo di vita, quella bomba di promessa che Dio ha messo nel tuo cuore. A volte nell’adolescenza, a volte più avanti. C’è qualcosa che è entrato nella promessa della nostra vita e l’ha ferita.
Cosa è successo nella nostra vita? È successo forse che proprio tuo padre, tua madre, tuo fratello, gli amici di tuo padre, gli amici di tua madre... le persone che ti hanno dato la vita, che dovevano essere il volto della promessa, quello su cui il bambino attende di vedere quello che in fondo porta dentro, il desiderio della vita, vorrebbe sentire “Siamo felici per te! Siamo felici della tua vita, che esisti, la tua vita è una promessa per noi!”. Cosa è successo in tanti di noi ragazzi e ragazze? È successo che, per le povertà umane delle nostre famiglie (per le loro ferite perché anche i nostri genitori sono stati dei bambini feriti, anche loro, tante volte più di noi), ad un certo momento non hai visto il volto della promessa, ma hai visto il tradimento di quella promessa, sei stato deluso! Allora non hai più visto in loro, nelle persone intorno a te, coloro che davano forza alla tua vita, ma hai visto coloro che hanno fatto male alla tua vita.
Tuo padre e tua madre litigano, si urlano, si picchiano, si lasciano, si separano. Cosa succede? Succede che quella promessa della vita “crolla”, la casa della tua vita crolla, le fondamenta della tua vita, sulle quali poggia la tua storia, vacillano e tu sprofondi. Qualcuno dei tuoi amici o dei loro amici ti fa del male, graffia la tua vita, la violenta. E tu bambino, non riesci più a capire, sei confuso: “Ma come! I loro amici, gli amici dell’amore, feriscono il mio amore!”. Allora capite cosa si è generato dentro la nostra vita? Si è generata una spaccatura profonda, una lacerazione; e tante volte il male che cosa fa? Ti fa sentire colpevole di questo. Tu ti senti quella colpa addosso! Tu ti senti schiacciato. Tu ti senti non più colui che ha portato quella promessa e che ha dato una promessa, ma ti senti il frutto di una colpa che genera del male, che attira su di sé il male. A volte questo succede nella famiglia, a volte nella vita. Quante persone incontriamo che, per un dolore, per una morte , per un tradimento di qualcuno che amavi, per la guerra che ha distrutto la tua terra, il tuo popolo, la tua casa, per un dolore interiore forte, per la scoperta che la persona che ti sembrava la promessa della tua vita, tuo marito, tua moglie, ti ha tradito, ha tradito il tuo amore... oppure vedi i suoi difetti e quella promessa lì, nel giorno in cui l’hai sposato/a che ti sei innamorato/a e ti sembrava veramente la promessa della vita, si rivela invece una bella croce pesante! In quel momento vacilla la tua fiducia, in quel momento dici a te stesso: “perché?”. La promessa di cui eri figlio, quell’amore che desideri vedere e conoscere, cade per terra. Quel gioiello prezioso che è la tua vita, finisce nel fango, cade, si sporca, vuoi male alla tua vita, cadi a pezzi! Noi in comunità abbiamo questa espressione forte: quando senti il peso della tua vita, quando ti alzi senza fiducia, quando ti svegli e senti il peso del male che è stato fatto alla tua vita e che ti hanno fatto, dici “oggi sono a pezzi!”. La tua vita va a pezzi. Che cosa succede allora? Cominci a cercare! È il figlio “prodigo”: “Basta! Basta! Padre dammi la mia parte, me ne vado!”. Basta! Non credo più all’amore, non credo più alla fiducia, non ci credo più! Non esiste più! Quella porta lì la chiudo, è un’illusione, quel desiderio che Dio mi ha messo in cuore... non è possibile amare! Se mi hanno tradito coloro che mi hanno dato la vita, se io ho tradito coloro che mi hanno amato, non sono più capace di amare, non valgo nulla! Basta, me ne vado! Sbatto la porta di mio padre e di mia madre, chiudo la porta del mio cuore, me ne vado! Sono deluso, sono triste.
Me ne vado con una domanda: “Io, di chi sono figlio?!”. Io sbatto la porta di casa, me ne vado e a chi la faccio pagare? La faccio pagare alla vita! A me stesso, mi voglio male, mi faccio male!
Ragazzi e ragazze, pensate a quante volte ci vogliamo male. Non mangi, vomiti, ti tagli, non vuoi vivere, vuoi rifiutare il dono della tua vita, ti butti nella sporcizia, nella droga, in ogni tipo di confusione. Sbatti la porta di casa e te vai. La fai pagare a quel dono prezioso che Dio ti ha fatto che si chiama vita! Se la vita non è una promessa, io la sporco, la butto, la calpesto, non la amo. La faccio pagare alla vita, la faccio pagare al mio corpo, che in fondo è l’espressione e il tempio della vita, allora mi faccio proprio del male! Mi faccio del male drogandomi, sporcandomi e facendomi sporcare. Mi faccio del male a tal punto da volere che gli altri mi facciano del male! Proprio perché in fondo ho perso la promessa della vita. E poi la faccio pagare alla mia famiglia, la faccio pagare a loro, a loro che mi hanno dato la vita e che sono la sorgente della vita.
Dentro non te ne accorgi, ma in fondo c’è questo: “Voi  mi avete dato la vita: io non la voglio! Mi vendico con voi, faccio del male a voi!”. E allora pensiamo, noi ragazzi/e, a tutto il male che abbiamo fatto a coloro che in fondo dovevano dirci l’amore alla vita e che per la loro povertà hanno ferito la vita; e cosa fai? Si genera una catena di coltellate! Loro hanno ferito noi? Noi feriamo loro. La vita ferita! E poi la faccio pagare a me, al mondo, la faccio pagare a tutti! Ci sono ragazzi e ragazze in mezzo a noi che l’hanno fatta pagare a tutti, la vita. Faccio del male a tutti, spacco, picchio, urlo, mi faccio del male e mi faccio far male da tutti, uomini, donne, distruggo la vita di tutti, bambini, ragazze donne, giovani, adulti! Guardate che distruzione avviene quando la vita perde il dono della promessa. E cosa succede poi? In questo dolore lacerante della vita, succede quello che il figlio ha detto ieri sera ad un certo punto: “Basta, decido io della mia vita!”. E in quel momento, tante volte, noi abbiamo accusato anche Dio: “Dio, dove sei? Dove sei? Tu avresti dato la vita? Ma dove sei?! Se a questa vita tutti hanno fatto del male, se tanti hanno ferito la mia vita, ma dove sei, Dio?”. E allora sbattiamo la porta in faccia anche a Lui: “In Te non ci credo! Tu non ci sei, non esisti!”. E lì, guardate, è il male che si sveglia. Quando nella vita siamo feriti, quando la vita viene ferita, il male sa che entra più facilmente e allora in quel momento, quel leone accovacciato alla porta del cuore che vuole sbranare la nostra vita -  così lo chiama la Parola di Dio il male – si risveglia, perché vede che quello è il momento per infilzarti, perché tu disprezzi il dono della vita. Ecco lì allora, il male che si affaccia alle porte della tua vita e ti dice “Vieni con me! Decidiamo insieme della tua vita! Quel desiderio di infinito che c’è nel tuo cuore lascialo perdere, sono tutte storie, non esiste, lo hai visto! Quante delusioni! Quell’amore puro che desideri non esiste. Vattene! Vieni con me!”. E guardate l’illusione di satana: il male ti illude, poi ti squarcia, ti delude, ti fa veramente a pezzi. Prima ti illude: “Fidati di me e sarai felice! Prendi questo, passerà tutto! Un po’ di droga, una bella canna, la cocaina, le pastiglie e svanisce tutto!”. E invece non è così, non svanisce tutto, peggiora tutto! E quanto lo abbiamo sperimentato questo! Finisci peggio dei “porci”. E quanta fatica facciamo in Comunità a rialzarci da dove ieri sera, il figlio era lì a mangiarsi le carrube dei porci; quanto anche noi facciamo fatica a rialzare la testa per riscoprire la nostra dignità, perché il male come un accusatore, così lo chiamano i salmi, ogni tanto prende quella fogna nella quale ci ha fatti cadere e ce la ributta in faccia, dicendoti: “Tu non cambierai mai! Tu non ce la farai mai! Tu non potrai mai diventare un ragazzo/a pulito/a! Tu, con quello che hai fatto, non ce la farai mai!”. Quante volte sentiamo il peso di questa tristezza nel cuore. Verrebbe da dire: “Siamo proprio disperati, come facciamo adesso? Cosa facciamo?!”. Senti proprio il peso di tante situazioni della vita e ti manca l’aria.
Ma c’è una speranza, sapete? C’è una speranza ed è questa! C’è una speranza che qui su questa collina è nata, c’è una speranza viva, vera, potente, c’è una speranza che si chiama Misericordia di Dio! Quella speranza non è un sogno, non è un’illusione, non è qualcosa che dura l’effetto di una pastiglia e poi tu ti ritrovi disperato, non è l’illusione di una “pera” che poi passa e tu ti ritrovi peggio di prima. Quella speranza è una vita che si è fatta carne, è la vita di un Uomo che ha voluto entrare nella nostra vita, che si chiama Gesù di Nazaret! Lui è la Misericordia di Dio, Lui è la forza di Dio, Lui, unico, è capace di ridare speranza, di spezzare le catene del male, di spalancare le porte del Cenacolo chiuso e pauroso, dove il male ci ha serrati dentro, per far entrare il soffio dello Spirito Santo! Lì solo Lui è capace di parole di vita eterna, di quella vita dalla quale siamo nati, di quell’eternità dalla quale siamo sgorgati un giorno, dove il nostro cuore ha cominciato a battere nel cuore di nostra madre! Lui solo! “Tu solo Signore hai parole di vita eterna”, allora oggi Signore Gesù, in questo luogo, dove la tua Parola si è fatta carne un’altra volta, dove la tua vita è entrata nella nostra morte, dove la tua storia ha toccato la nostra storia, dove la tua mano si è poggiata sulla nostra lebbra, dove Tu ci hai liberati dal potere di satana, Signore, oggi Ti chiediamo che la Tua Misericordia diventi qualcosa di vivo nel nostro cuore, liberaci dalla paura!
E guardate l’amore di Dio! Sarà il recital di questa sera; portatevi tanti fazzoletti perché piangeremo tanto, perché di fronte ad un amore così non si può che chiedere perdono cadere in ginocchio e piangere di pentimento, ma anche di gioia! Pensate un po’, il nostro Dio che cosa ha voluto diventare per ridare fiducia alla nostra vita, a noi uomini e donne, ragazzi e ragazze, feriti nella fiducia: Lui si è fatto uomo ferito! A noi che siamo stati traditi e abbiamo tradito, Lui si è fatto un uomo tradito dagli amici, tradito da un bacio di un amico, tradito da tutti meno che da Sua Madre! Si è fatto un corpo martoriato, flagellato, umiliato, molto di più di quanto noi possiamo voler male al nostro corpo, molto di più dei segni e dei buchi, delle “piste” come le chiamiamo noi, con cui abbiamo distrutto il nostro corpo per dare spazio alla droga dentro di noi, molto di più! Perché? Perché Lui è con noi! Lui è con noi! “Dov’eri Dio quando mi facevano del male? Dov’eri Dio quando la promessa è crollata e si è lacerata?”: “Ero con te! Stendevo le mani su quella Croce con te, ero lì piagato nelle tue piaghe, ero lì sulla croce delle tue ferite, ero lì nelle bastonate che ti hanno dato, ero lì a raccogliere la tua vita, perché non sprofondasse nell’inferno della tristezza, ma perché tu un giorno, ritrovandomi, potessi ritrovare la fiducia nella vita!”.
Guardate, solo questo amore! Solo questo amore! E in questo, credetemi ragazzi, la Comunità non vi inganna! Siamo poveri, siamo deboli, abbiamo bisogno di chiedervi tante volte scusa perché conoscete le nostre gioie e i nostri limiti e li vedete, però di una cosa sono certo e direi anche orgoglioso dentro: la Comunità non vi prende in giro! Perché vi abbiamo proposto l’unica strada, l’unico incontro, l’unica verità della vita, che è incontrare quell’uomo che per amore si è fatto carne piagata, quell’Uomo che per amore ha steso le braccia sulla croce, per liberarci dalle nostre croci! Quell’Uomo, l’unico Uomo, che ha vinto la morte e che è risorto e che ha fatto partire dal suo cuore squarciato un fiume di Misericordia che raggiunge l’umanità di sempre, che raggiunge il nostro cuore, quell’unico Uomo, Gesù di Nazaret, crocifisso e risorto, quell’uomo che questa sera vedremo uscire dal sepolcro, quell’uomo che vedremo piagato ma vittorioso, Lui ha vinto il mondo! Solo Lui lo ha vinto! E solo Lui lo vince e lo vincerà! Solo Lui vince il mondo della nostra tristezza! Solo Lui vince il mondo e può vincere il mondo delle nostre ferite, solo Lui può vincere il mondo del male che abbiamo subito e vissuto! Lui solo vince il mondo! Allora, fratelli, sorelle e amici: abbiate fiducia! È qui che possiamo riavere fiducia, perché in Lui si rinasce, perché dallo Spirito di Dio si rinasce, perché la nostra vita un’altra volta può rimettere la testa fuori dall’utero della Misericordia di Dio e stupirsi un’altra volta, e dire un’altra volta… “Ohhh! Che bella la vita, che dono la vita, che gioia la vita, che festa la vita! Che bello donare la vita!”. Capite che grande miracolo ha compiuto Dio su questa collina? Ha creato un grembo di vita, da una madre feconda, per dare la vita a noi! Allora io spero che vi stupiate in questi giorni e che lo stupore di Dio possa abbracciarci, rivestirci, bruciarci! Stasera vedrete i fuochi che scendono e salgono... in Comunità i nostri ragazzi, quando eravamo nei preparativi un po’ di giorni fà e tutti correvamo per montare e smontare, usano un  termine e dicono: “brucia tutto!”. Genitori, amici, ragazzi e ragazze, oggi, qui su questa collina, brucia tutto! L’amore di Dio brucia tutti i peccati, la Misericordia di Dio brucia tutto! Ogni peccato, qualsiasi peccato, è un soffio: “Se anche il tuo peccato fosse rosso come scarlatto, la mia Misericordia ti rende pulito e bianco, trasparente, come la neve”. “Non abbiate paura!”, non abbiamo paura! Abbiamo fiducia! Gesù ha vinto, vince oggi, vincerà il mondo! Amen, Alleluia!
Accogliamo questa vittoria di Gesù adesso, che si fa presente nell’Eucaristia su questo altare. Gesù adesso viene e Lo sentirete: vince! Cominciamo questa Adorazione con il canto che abbiamo fatto qualche giorno fà sulla tomba di Giovanni Paolo II a Roma. Abbiamo avuto questo grande dono e privilegio! Siamo andati in centocinquanta ragazzi ad incontrare il Santo Padre, a portargli la nostra gioia, a bere alla sorgente della Chiesa, a nutrirci dell’amore della Chiesa che da duemila anni difende e protegge la vita dell’uomo. Siamo andati lì e abbiamo avuto la gioia di inginocchiarci, solo noi, sulla tomba di Giovanni Paolo II e di cantare questo canto: “Aprite le porte a Cristo”. Apriamo, spalanchiamo le porte adesso perché Cristo vuole vincere il mondo della nostra vita, vuole aprirci alla pienezza dello Spirito.

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